Ieri sera aperitivo aziendale con tutta l’agenzia per festeggiare un importante risultato che abbiamo raggiunto.

La giornata é cominciata con l’annoso problema del #checazzomimetto, complicato dal fatto che questa estate sa un giorno di primavera e un giorno di autunno, poi ancora di primavera, ma poco e niente di estate. Così ho optato per i vestiti a strati, con gli stivali ai piedi (decisione che a fine giornata si è rivelata pessima, causa caldo e pioggia che era prevista, ma che non si è fatta vedere).
Il primo contatto umano della giornata è stata una bella discussione con l’autista dell’autobus e sono arrivata in agenzia già bella carica di stress.
Siccome la legge di Murphy non perdona, ad un’ora dall’aperitivo noto un simpaticissimo squarcio di cinque centimetri nei leggings all’altezza del ginocchio. Era la prima volta che li mettevo. Manco avessi fatto la spaccata.

Panico.
Oh mio Dio, devo trovare ago e filo…
Oh Signur, io non so cucire… (so cucinare fare altre mille cose, mica posso saper fare tutto!).

Mi calmo e chiedo in giro.
Ok, l’assistente del direttore finanziario ha il kit da viaggio, in qualche modo farò, pensavo.
Invece proprio lei mi ha rammendato perfettamente i pantaloni senza neanche farmeli togliere.
Santa donna! Mi ha salvato.
E le 19 sono arrivate senza altri intoppi.

Arriviamo al locale, tutti con la t-shirt commemorativa dell’evento da indossare obbligatoriamente per l’aperitivo aziendale (maglietta di cui abbiamo scoperto l’esistenza solo poche ore prima e, per mia fortuna, si abbinava, almeno come colore al resto del mio outfit), mi ritrovo in mano come per magia un buono per un free drink e vengo subito trascinata dalla folla a far la coda al bar (tutta gente astemia, eh!), mentre io volevo fermarmi al buffet (strano, eh?).
Dietro al bancone c’era lui.

Jeffrey-Dean-Morgan

 

Cioè, non era proprio Jeffrey Dean Morgan (Denny Duquette di Grey’s Anatomy per intenderci), ma la somiglianza era fortissima.
Così, dopo qualche minuto di estasi e un rivoletto di bava che colava dalla mia bocca, sono riuscita a chiedergli una Dreher Lemon. Non ce l’avevano (scema io che chiedo una cosa così cheap in un locale così fighetto). Allora da grande bevitrice quale sono, senza farmi troppo sentire dai miei colleghi, ordino un analcolico “senza ghiaccio”.
Non potevo sapere che quelle due parole mi avrebbero fatto passare tutta la poesia di quella visione celestiale, facendomi salire la carogna.
Infatti, il barista “Jeffrey” mi guarda con aria di sfida e, con un tono cafone che neanche nei peggiori bar di Caracas, mi risponde: “si vabbé, ma senza ghiaccio come te lo shakero il cocktail?”.
A quel punto non avevo più davanti un figo, ma solo uno stronzo, così facendo ricorso alle mie riserve zen ho recitato dentro di me questo mantra: “non è successo niente… stai tranquilla, ricordati che sei una signora, sei in Brera, ma soprattutto sei circondata dai manager dell’agenzia e sta pure arrivando il Presidente”.
Fiuuuuu… tutto liscio… non ho sclerato e per il quieto vivere ho accettato il ghiaccio.

La Fra di una volta avrebbe fatto uno show nel locale, oggi invece sono diventata una professionista della diplomazia. Solo che a furia di trattenerli dentro, tutti questi vaffanculo finiranno per depositarsi nei fianchi a far compagnia alla cellulite!