Oggi continuavo a sbuffare al lavoro. Così, alla quattordicesima volta mi sono sentita in dovere di chiedere scusa al mio collega compagno di banco.

Ecco la conversazione:
Collega: “Ma cos’hai?”
La Fra: “Ma niente, sai com’è… noi donne… ogni mese, c’è quella roba… la sindrome premestr…!
Collega: “Ah no… no, no, no… non voglio sentire niente!”
La Fra: “Eh ma che esagerato, è solo umore altalenante!”
Collega: “Nooooo, ho detto che non voglio sentire niente…”
La Fra: “Ma tu non hai sorelle?”
Collega: “No, ho due fratelli.”
La Fra: “Esprimo tutta la mia solidarietà a quella santa donna di tua madre, da sola con quattro uomini in casa”.

Approfitto di questo episodio per fare un discorso più generale, non riferito necessariamente al mio collega che non conosco così bene da poter giudicare.

Uomini, fatevene una ragione: la sindrome premestruale esiste, così come esiste il ciclo mestruale, ma anche la neve, il freddo, la fine del week end, la musica di Gigi D’Alessio e molte altre cose spiacevoli.
A differenza delle altre cose sopracitate, tutto quello che ha a che fare con la parola “mestruale”, anche se poco piacevole, ha ragione di esistere.
Se noi tutti (donne e uomini) siamo al mondo è anche grazie al fatto che esistono quelle cose lì. E comunque, se permettete, i fastidi collegati sono praticamente tutti a nostro carico, quindi siamo noi eventualmente a dovercene lamentare.

La sindrome premestruale ci rende nervose, malinconiche, tristi, affamate di roba dolce, col seno che fa un male porco (anche quando, come nel mio caso, le tette sono praticamente inesistenti) e, nei casi più estremi, isteriche e pericolose.
Tipo che dopo avervi risposto malissimo, quasi senza motivo, potremmo farvi anche del male fisico. Davvero!
Quindi, se i nostri occhi indemoniati e i nostri gesti premonitori (tipo il mio sbuffare) non fossero sufficienti a farvi capire che una catastrofe potrebbe abbattersi sulle vostre teste piuttosto vuote, forse dovremmo girare con un cartello sulla fronte con scritto: “Maneggiare con cura, PMS in corso”. Dove PMS sta per Premenstrual Syndrome. Un acronimo è più discreto, fa chic e non impegna, insomma. Vi conviene assecondarci in tutto e rimandare qualsiasi discussione a quando ci sarà passata.

Però pure voi, ma possibile che vi faccia ancora specie sentire discorsi sulla sindrome premestruale o sul ciclo mestruale? Che ci sia una tale ritrosia a parlare, anche scherzando, di argomenti simili?
Non voglio pensare che si tratti di paura o, peggio, di disgusto.
No perchè vorrei ricordarvi, a questo proposito, che voi siete quelli famosi per le gare di rutti e per le puzzette libere. Possibile che proprio voi siate colti da tale sentimento di ripugnanza di fronte ad un fenomeno naturale di esclusivo appannaggio femminile (e che culo, aggiungerei!)?
O forse è solo vergogna? Beh, no. Che un uomo sui trent’anni, quindi nel target giusto per essere marito e padre di famiglia (e anche questa cosa non vi va troppo a genio), provi vergogna per una cosa del genere, lo trovo veramente anacronistico.

Ma la mamma non vi ha spiegato niente?
Mamme, mi rivolgo a voi, anche se avete figli maschi, anzi, proprio perchè avete figli maschi, dovete essere voi le prime a spiegare alla prole l’universo femminile e il meraviglioso dono che ci tormenta ogni mese per diverse decine di anni.
Ora, non sentitevi obbligate a spiegare loro per filo e per segno ogni cosa, dalla rivoluzionaria invenzione della coppetta mestruale, passando per gli assorbenti con le ali, ai pro e contro dei tamponi, finendo col calendario dell’ovulazione (di quello avranno tempo di preoccuparsene). No, dovete solo dar loro un quadro generale di quello che succede ad una donna in quei giorni e in quelli prima, con particolare attenzione allo scombussolamento emotivo.
Altrimenti poi arriveranno a trent’anni decisamente impreparati. E Dio sa quanti ce ne sono!