Ferie finite, oggi ho ripreso a lavorare.

Grande rientro in agenzia: gente che è tornata da posti nostrani (tanti miei colleghi sono orginari del centro-sud e per le vacanze tornano a casa) e altri da posti esotici: Vietnam, Cuba, ma anche Florida.
Unico comune denominatore: tutti abbronzatissimi.

Poi ci sono io, con la mia tintarella di luna.
Il mio è un bianco latte fluorescente che se mi metto vicino ad uno abbronzato sembriamo i biscotti Ringo.
E tutti giù a chiedere (al lavoro, ma anche fuori) “come mai così bianca?”.  Mi manca solo tatuarmi la scritta: “Non sono andata in vacanza da nessuna parte” dopo averlo detto anche ai muri, ma sì sa, la gente spesso fa finta di ascoltarti. Ad ogni modo non si rassegnano e rilanciano con un “embé, ma in piscina non potevi andarci?” oppure “Oh mamma, così non hai potuto abbronzarti!”.
No, scusate?
Allora mettiamo nero su bianco alcune cose una volta per tutte.

Primo, chi l’ha stabilito l’equazione “vacanze = abbronzarsi”? Non vorrei sconvolgervi, ma si può andare in vacanza OVUNQUE senza per forza tornare a casa marroni. A quale scopo poi? Per lasciare una prova tangibile dell’essere stati in qualche posto favoloso? O meglio, per non fare la figura degli sfigati che non sono andati da nessuna parte? Non ne ho bisogno, io se proprio voglio testimoniare le mie vacanze lo faccio attraverso millemila scatti fotografici.

Secondo, siete sicuri che ridurre la pelle del colore del legno mogano sia tutta ‘sta figata? Cioè, magari voi vi ci sentite pure fighi, ma credetemi, in molti casi l’eccesso di abbronzatura è volgare!

Terzo, se come me abitate a Milano o in altre città del Nord dove a fine agosto inizia a piovere un giorno sì e l’altro pure, o comunque sparisce il sole a favore di un triste cielo color bianco sporco, avete fatto tutta ‘sta fatica ad arrostirvi che poi nel giro di poco siete di nuovo bianchi, anzi no… grigio smog!

Quarto, la mia carnagione è bianca, di quel bianco che di notte di fa luce. Sono lo stadio appena sotto il fototipo biondo svedese con gli occhi azzurri (ecco appunto, gli occhi azzurri che non ho e neanche i capelli biondi, ma di questo non mi importa).  Inoltre sono costellata di nei. Questo significa che la mia esposizione al sole deve avvenire con grande cautela, prediligendo la protezione cinquanta. Inutile prendermi in giro perchè sono sempre con la cremina, avete mai sentito parlare dei tumori della pelle? E questa non è ipocondria, ma realtà. Pensateci e, se avete dei nei, fatevi controllare con regolarità!
Comunque, con una pelle simile i risultati sono di due tipi.
– Esposizione con protezione –> il giorno dopo mi riempio di lentiggini in faccia. Dopo due settimane sono appena colorita.
– Esposizione senza protezione –> dopo due ore finisco al reparto grandi ustioni del più vicino ospedale.
Quindi scelgo la prima opzione. Al mare ci vado, mi metto in costume, non sto sempre sotto l’ombrellone. Faccio quello che fanno tutti, ma prendo il sole con molta attenzione.

Quinto, l’esposizione moderata ai raggi del sole fa bene. L’esagerazione, oltre ai rischi tumorali, comporta un invecchiamento precoce della pelle. In altre parole: ZAMPE DI GALLINA signore e signori! Ecco, se il prezzo da pagare per abbronzarmi è avere le rughe prima del tempo, ho un motivo in più per rimanere bianca.
Quando arriveranno quelle di vecchiaia me le terrò e magari farò mia la frase di Anna Magnani che sulle rughe diceva:“…lasciamele tutte, ci ho messo una vita a farmele”, ma non farò nulla per farle arrivare prima.
All’alba dei 35 anni non ne ho ancora una e spero di andare avanti così il più possibile.

Detto questo, ci tengo a sottolineare che amo il sole e vorrei fosse sempre estate, ma si può vivere benissimo e visitare paesi esotici senza devastarsi la pelle.

Per questo nella partita “Tintarella di luna” vs “A-A-Abbronzatissima” nel mio caso vince la tintarella di luna.