La routine è alienante, ma per ovvi motivi di lavoro sono costretta a ripetere alcune abitudini nello stesso modo. Per esempio la spesa, non potendola fare durante la settimana, devo rimandarla al week-end, sabato pomeriggio principalmente.

Ora, io non so se in tutte le città d’Italia sia uguale, ma a Milano la spesa del sabato è un delirio, quasi un corso di sopravvivenza!

Ecco i momenti salienti e i personaggi che è possibile incontrare.

Al parcheggio:

Solitamente i grandi supermercati/centri commerciali dispongono di un parcheggio sotterraneo o sopraelevato, spesso a più piani. Qui si incontrano le categorie più disparate di personaggi.

  • Il tamarro –> non curante degli spazi ristretti, della gente a piedi, delle altre auto in manovra, lui viaggia a velocità sostenuta, fa sorpassi come fosse in autostrada, deve sgommare sempre e comunque e inchioda a due centimetri dall’ostacolo, umano e non.
  • L’anziano col cappello –> il pericolo stradale più temuto da tutti, ma d’altronde anche lui fa la spesa, no? Ecco, lui percorre le corsie del parcheggio a velocità talmente ridotta che si forma la coda dietro di lui. Si ferma ad ogni stop più a lungo del tempo di un semaforo e quando trova parcheggio iniziano le manovre che neanche una nave quando entra in porto.
  • Il confuso –> appena entrato nel parcheggio dimentica le norme base del codice della strada e, nonostante ci sia la segnaletica orizzontale e verticale, ignora entrambe e gira amabilmente contromano. Non gli do sempre torto perché spesso i sensi di marcia nei parcheggi dei centri commerciali sono stabiliti secondo il criterio ad cazzum, ma almeno io lo faccio consapevolmente.
  • Il menfreghista –> non ha voglia di aspettare che si liberi un parcheggio e neanche di parcheggiare lontano dall’ingresso al supermercato, quindi molla direttamente la macchina nel posto libero più vicino, che di solito è quello riservato ai disabili o alle future mamme. Non fa niente che lui sia perfettamente abile (a parte l’ignoranza) ed evidentemente non gravido.Devo fare coming out. Diverse volte ho usato anche io i parcheggi riservati alle mamme e non solo perché sono delimitati da fashionissime strisce fucsia. Lo so, non dovrei e ho compiuto un abuso. E sono sfacciata perché, anche volendo, è difficile che io possa fingere di essere incinta… però siamo alle solite: la categoria dei single, che a suo modo è disagiata, non ha alcuna agevolazione! Ve lo immaginate un parcheggio dedicato ai single? Il fucsia per le strisce ce lo siamo già giocato. Giallo, bianco e blu sono troppo ovvi. L’arcobaleno fa molto gay pride, allora rilancio per un bel bianco a pois blu!
  • Il frettoloso –> quando si crea la coda per uscire dal parcheggio e tu sei fermo prima della rampa che porta all’uscita (ma non sali perché vedi che oltre la salita non c’è posto libero per sostare) ti suona come un pazzo perché secondo lui dovresti comunque avanzare e fermarti sulla salita col freno a mano tirato. Tutto questo per non fargli perdere secondi preziosi.
  • Il furbo –> appena vede in lontananza una macchina che sta uscendo da un parcheggio, arriva a velocità spedita e si infila (o tenta di farlo) nel posto appena liberato, non curante che tu sia lì da dieci minuti fermo con le quattro frecce ad aspettare diligentemente che si liberi il posto. No, lui arriva dal nulla, fresco fresco, fa finta di non vederti col chiaro intento di fotterti.
    Nella migliore delle ipotesi, alle tue rimostranze farà lo “gnorri” per un attimo e poi ti libererà il posto. Se va male invece troverai uno che vorrà pure avere ragione e magari alzerà la voce (e non solo quella).
  • Il “precisetti” –> prima di liberare il parcheggio deve fare tutto per benino, impiegandoci tempi biblici.
    E’ quello che arriva stracarico di spesa: ogni oggetto è sistemato nel carrello in ordine rigoroso, ma le borse sono ancora vuote, perché lui le riempie al parcheggio col baule della sua macchina aperto. E qui parte il minuzioso lavoro che segue precise leggi di ingegneria, per cui potrebbe aver bisogno di rimuovere alcuni oggetti dalle buste e risistemarli di nuovo se non sono allineate in maniera geometrica.
    Una volta riempite le borse, deve trovare la giusta collocazione dei sacchetti nel bagagliaio seguendo anche questa volta precisi dettami ergonomici.
    Portellone finalmente chiuso, ora è il momento di mettere a posto il carrello a 10 km di distanza dalla macchina e tornare con calma, mettere a posto la monetina, far salire tutti i passeggeri (tra cui c’è sicuramente la mamma/moglie claudicante e/o almeno due bambini da fissare ai seggiolini) e accomodarsi al posto di guida.
    Prima di partire bisogna accertarsi che la guida sia in sicurezza, quindi occorre controllare la posizione degli specchietti, del sedile e del volante, come se si fossero  spostati da soli mentre loro erano a fare la spesa.
    E finalmente si toglie dai maroni lascia il parcheggio allo scoccare della milionesima imprecazione di chi aspetta quel posto da decine e decine di minuti.
  • Lo smemorato –> non bastano dieci punti di riferimento per ricordarsi dove ha parcheggiato perché matematicamente perderà l’orientamento e quindi la macchina. Lo riconosci perché gira con un braccio alzato mentre preme il tasto di apertura del telecomando che ha in mano, nella speranza di vedere da lontano lampeggiare le luci della chiusura centralizzata della sua auto (mia madre rientra in questa categoria).
  • Mr Bean –> lui il meccanismo dei parcheggi dei centri commerciali non l’ha proprio capito. Se c’è il parcheggiatore che pretende l’esibizione dello scontrino a riprova dell’avvenuto acquisto prima di aprire la sbarra, lui cadrà dalle nuvole… Come minimo, o lo ha perso nel tragitto dalla cassa alla macchina o non ha comprato niente e non capisce il perché di tale richiesta. Se invece c’è solo la colonnina automatizzata, avrà sicuramente dimenticato di far vidimare il biglietto alle casse, magari lasciandolo proprio in macchina.
    Oppure lo avrà perso e si ritroverà bloccato senza la possibilità di muoversi perché la sbarra non si apre e dietro di lui ci sono già una decina di macchine che suonano.

Al supermercato:

Il sabato pomeriggio si scatena l’inferno al supermercato. Mezza città si riversa in questi mega negozi, neanche i tg avessero annunciato che è scoppiata una guerra e che quindi si rende necessario un approvvigionamento straordinario di cibo.

Ci sono proprio tutte le categorie:

  • gli impiegati che dal lunedì al venerdì sono chiusi negli uffici durante le ore di apertura dei negozi;
  • i single, i fidanzati, i divorziati, i futuri sposi;
  • italiani, stranieri, bianchi, di colore, ricchi, poveri, gay, etero;
  • gli anziani, nonostante abbiano comunque fatto la puntatina quotidiana in settimana,  sempre alla stessa ora, intorno alle 6:30 del mattino. Lo sanno che i supermercati aprono più tardi, ma è più forte di loro, devono arrivare prima che apra per essere i primi ad entrare, anche se magari non c’è coda.

E poi ci sono loro, quelle che preferisco: le diverse “famiglie tipo” italiane.

  • La famiglia oversize –> il sovrappeso non ha risparmiato nessuno in famiglia e se osservi quello che mettono nel carrello non è difficile capire come mai. Solo junk food, carne nelle quantità di un bufalo, bibite gassate a volontà e uno o più figli frignoni che con una mano stanno facendo la prima di una serie di merende con qualche schifezza presa al reparto dolci e con l’altra buttano nel carrello le peggio cose che mangeranno a seguire.
  • La famiglia gay –> entrambi magrissimi, vestiti sportivi, magari in tuta, ma inappuntabili. Si muovono con leggiadria e nel carrello hanno tre cose, light e meglio se bio. Si consultano parecchio sulle pietanze da cucinare alle prossime cene con gli amici e si lanciano sguardi complici e schifati quando incrociano il carrello della famiglia oversize.
  • La famiglia “The Middle” –> se non avete visto l’omonimo telefilm americano, fatelo! E’ appunto la classica famiglia media, dove lei lavora fuori e dentro casa, si occupa dei figli oramai adolescenti e aspetta il sabato per fare la spesa grossa facendosi accompagnare dal marito. E’ evidentemente sfatta e allo stremo delle forze. Lui è insofferente, non vorrebbe essere lì, ma a casa spaparanzato sul divano ad ammazzarsi di televisione e infatti non è di nessun aiuto nel fare la spesa, a parte spingere il carrello. I figli, trascinati a forza al supermercato, per stare tutti insieme, si fanno i fatti propri… la femmina chatta su WhatsApp e il maschio la prende in giro, fanno un casino assurdo.
  • La famiglia dello zerbinato –> coppia sui 35/40 anni. Lui spinge il carrello, fa materialmente la spesa e tiene a bada la bambina nel seggiolino. Lei cammina più avanti, appoggiandosi delicatamente al carrello con la punta di due dita con le unghie lunghe perfettamente laccate e decorate, tipiche di una che non ha mai rifatto un letto in vita sua. Ai piedi tacco 12, abbigliamento super glamour anche coi jeans, capelli (biondi, of course) freschi di piega dal parrucchiere. Insomma, una cosina comoda per fare la spesa. In realtà non sta camminando, ma sta sfilando e non dice e non ascolta una parola per molto tempo, concentrata com’è su se stessa e sul suo andamento. Passa al setaccio tutto il supermercato con lo sguardo, sicura di non trovare nessuna figa come lei. Ogni tanto ritorna in sé e, guardandolo comunque sempre con sufficienza, presta attenzione al marito, ma giusto il tempo di cazziarlo per qualcosa che ha o non ha fatto e per impartire dei nuovi ordini.

Tutte queste tipologie di persone riempiono il supermercato con le loro diverse abitudini nel fare la spesa e spesso le corsie sono così piene che per passare è necessario fare degli slalom tra i carrelli, non risparmiando a volte delle gomitate o delle spinte, così per agevolare il passaggio.

E’ decisamente snervante.

Alle casse:

Quando finalmente il carrello è pieno e i piedi sono gonfi come zampogne (e pensi a come saranno quelli della figa lessa col tacco 12, ma si sa che loro non soffrono e non fanno le puzzette come tutte le altre donne e le persone normali), ci si può dirigere verso le casse.
Già capire dove iniziano le code è un casino, perchè con l’esagerazione di gente che c’è, le code continuano anche lungo le corsie.
Ma non è l’unico problema che bisogna affrontare. Infatti bisogna stare attenti e non infilarsi in una coda a caso. Magari ti senti pure sgamata perchè gli altri sono in coda all’altezza del banco del salumiere e tu hai trovato una cassa con solo due persone davanti. Eh no, bella mia! Non ti sei accorta che mentre tu hai un carrello stracolmo che sembra tu debba sfamare un esercito, le due persone davanti a te hanno in mano due o tre articoli? Hai toppato alla grande, sei in coda alla “cassa massimo 10 pezzi”!
Allora cerchi di dissimulare la figura di merda e ti guardi intorno per capire dove metterti in fila.
Sì, perchè riesci a vedere solo: “cassa con precedenza mamme e disabili” (e c’è tutto il corso premaman dell’Ospedale lì vicino, meglio non accodarsi), “cassa solo cestini”“cassa solo lettore ottico”“casse self-service” (che tanto al secondo articolo che provi a battere va in tilt e devi chiamare in aiuto la commessa).
Ma dove cazzo sono le care e vecchie casse normali?
Riesci a scorgerle in lontananza: sono quelle dalla numero 1 alla numero 20, ma tu sei intrappolato all’altezza della numero 35 (ammesso che siate in un supermercato di tale portata, altrimenti immaginate comunque di essere nel punto opposto rispetto alle casse normali).

Ecco, una volta raggiunte le casse, anche qui è possibile avere a che fare con personaggi che renderanno l’ultima parte della spesa faticosa:

  • Quello che ha “solo due cose” e ti chiede di passare prima di te. E’ colui che puntualmente fa bloccare la cassa perché una delle due cose che sta comprando è della frutta che non ha pesato. Così, o parte lui in versione corsa ad ostacoli per andare a prezzare le mele, oppure la cassiera intona al microfono: “Un prezzo alla cassa tre, un prezzo alla cassa tre”, oppure: “Un addetto ortofrutta alla cassa tre, un addetto ortofrutta alla cassa tre” (lo ripetono sempre due volte!).
  • Quello che dimentica qualcosa e allora molla il carrello davanti a te e sparisce per un tempo così lungo che pensi sia stato rapito dagli alieni. E intanto tu spingi avanti la sua roba finché ti trovi al punto di passargli davanti. Scavalli il suo carrello e inizi ad appoggiare la tua roba sul nastro della cassa. In quel momento lui ritorna e chiaramente pretende di farti tornare dietro.
  • Quello che non ricorda il codice del bancomat o che ha il conto in rosso non sa come fare. Così resta infiniti minuti in attesa di ricordarsi il pin, cercandolo in mezzo a millemila bigliettini nel portafogli oppure conta tutte le monetine per poter pagare in contanti.
  • Quello che ha comprato mezzo supermercato, ma infila la spesa nelle buste al ritmo di un pezzo ogni tre minuti, quindi tu sei costretto a prendere al volo la tua roba che la cassiera sta già battendo alla velocità della luce e metterla di nuovo nel carrello perché non c’è più spazio in cassa. Sarai costretto a fare le buste al parcheggio.

Ok, il grosso è fatto! Non ti resta scappare velocemente da questa bolgia!
E ricordati del biglietto per il parcheggio, onde fare la fine di Mr Bean!