Ho già avuto modo di dire che da diversi anni ormai a casa mia il Natale non si festeggia più come una volta.
Niente più mega tavolate con tanta gente a cui se ne aggiungeva sempre altra per giocare a tombola dopo cena. Cibo in quantità industriale per abbuffate che duravano dal 24 al 26 dicembre ininterrottamente, pausa di qualche giorno per poi ricominciare col cenone di Capodanno, come è tradizione al Sud, anche se siamo al Nord.
Complice la crisi e le persone che purtroppo sono venute a mancare, io e mia madre abbiamo un po’ perso la voglia.

Ma mia zia no. Lei non si arrende. Per lei ogni festa va onorata, ma non è una foga religiosa, è amore fraterno nei confronti di mia madre, all’ennesima potenza.
Questo perché abitiamo in città diverse, altrimenti sicuramente si sarebbe già accampata nel nostro salotto!

Così lei comincia mesi prima a chiamare per sondare il terreno e buttare lì l’argomento.
Immaginate nella frenesia della vita di chi, come me mia e mia madre, non ha un attimo di tempo e a malapena sa cosa mangerà a cena, come può essere accolta una chiamata a settembre in cui qualcuno ti parla di cosa fare a Natale. E lei ha la capacità e il tempismo di riuscire a chiamare sempre nei momenti più inadatti. Tipo quando sei sotto la doccia, o quando stai facendo manovra in macchina o stai impastando qualcosa in cucina. Allora o non rispondi e metti in preventivo che ti farà squillare tutti i telefoni che hai in casa fino allo sfinimento o le rispondi… male. E ormai è abituata, lo sa che lo facciamo con affetto, eh!

In una delle conversazioni telefoniche di oggi ecco che l’argomento Natale, ormai snocciolato abbastanza essendo “già” novembre, ha toccato un dettaglio importantissimo: i regali.

Mamma: “Te lo dico eh, non comprare regali per nessuno che non è un momento economicamente felice.”
Zia: “No, no tranquilla. Anche tu niente però.”
Mamma: “No, no… come ormai da anni. Regali solo ai bambini, ma dei pensierini.”
Zia: “Sì infatti. Qualche pensierino per D., G., S. – (i suoi nipoti) – e Francesca.”
Mamma: “Francesca? Ma Francesca ha 36 anni, non è più una bambina!!”
Zia: “Lo so, ma per me è sempre una bambina.”

Cioè capite? Io e mia cugina (sua figlia) abbiamo quattro anni di differenza, ma io sono ancora bambina e lei no.
Indovinate un po’ qual é la differenza tra noi due?
Che lei è stata sposata, si è separata, ora convive con un altra persona e nel mentre ha fatto tre figli di cui uno già adolescente.
Io? Niente. Single e senza figli, quindi equiparata ad una bambina.
Lei è tra quelle che ogni tanto ritornano a bomba col martellamento del “come mai non sei ancora fidanzata/sposata alla tua età?” (sempre perché sono io a decidere di restare single, ovviamente), quindi è consapevole che sono ben oltre l’età da marito, ma evidentemente finché non si compirà il miracolo, resterò bambina.

E vabbé, facciamo sto sforzo e pijamose sto regalo!