In questo periodo che dura ormai da tanto, esco la sera ogni morto di papa e ho un tempismo tale da trovarmi nel posto giusto al momento sbagliato. O nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Insomma, potevo starmene a casa anche a ‘sto giro, che era meglio.
Ma veniamo ai fatti: sono uscita ieri sera, giorno dopo San Valentino e pensavo di essere al sicuro da robe commerciali o idiote e invece…
Il programma prevedeva un aperitivo tranquillo in un locale vicino casa con mia cugina e la sua amica.
Arriviamo al locale e stranamente troviamo un pienone esagerato già alle 20.15. Ok che si tratta di un posto rinomato, ma era veramente troppo pieno.
C’era poi un’insolita e lunghissima coda di gente nei pressi del bancone del bar. Strano, visto che di regola c’è il cameriere che serve al tavolo.
E poi gente in piedi, assalto al buffet e altre persone costantemente in arrivo. Siamo riuscite a sederci solo perché abbiamo avuto la botta di culo di trovarci in prossimità di un tavolo che si stava liberando subito dopo essere entrate. Lì è questione di attimi: se non sfoderi lo scatto felino e ti butti di testa sul divanetto, qualcuno nei paraggi potrebbe fregarti il posto.
Insomma, già arrivare al buffet è stata un’impresa, poi ovviamente quando c’è tanta gente la qualità scarseggia, quindi ero già infastidita.
(Ehm… mamme, potete insegnare ai vostri figli bimbiminkia che quando si va a fare un aperitivo in un locale, ci si serve al buffet mettendo il cibo in un piatto e poi ci si allontana raggiungendo il proprio tavolo per consumarlo. Non si sta al buffet come fosse il tavolo della sala da pranzo, magari pure con la sedia sotto il culo! Mi hanno fatto tornare in mente le scene raccapriccianti dell’assalto all’all inclusive di quando lavoravo nei villaggi).
Poco dopo, mentre ancora mi interrogavo sui certi misteri come il fatto che dopo aver chiesto al cameriere di togliermi il ghiaccio dal mio bicchiere, il mio cocktail è tornato di un altro colore (ho sempre pensato che le richieste da rompicoglioni come queste vengano premiate con qualcosa tipo uno sputo, ma qui si trattava di saliva dai poteri paranormali), qualcosa stava succedendo intorno a noi.
Strani figuri si aggiravano intorno ai tavoli mostrando un particolare interesse nei confronti della gente seduta. Ma che dico “particolare interesse”, stavano proprio fissando le persone come se stessero cercando qualcuno o qualcosa. E qualcosa effettivamente la stavano cercando.
Questi fenomeni, sulla cui avvenenza preferisco non soffermarmi, avevano appuntato al petto un bigliettino con un numero e cercavano nelle persone ai tavoli (non in tutte, ma in quelle che più piacevano loro) lo stesso cartellino.
Insomma, senza volerlo, mi sono trovata nel mezzo di una serata tipo SpeedDate e la coda che avevamo visto appena entrate era quella degli allupati che aspettavano di ritirare il numerino e la scheda dove annotare le persone scelte. Perchè se una volta c’era da evitare solo San Valentino, ora bisogna rinchiudersi in casa per 48 ore per evitare pure San Faustino, la festa dei single (che cazzo ci sarà da festeggiare lo devo ancora capire!).
Ma la tristezza, la tristezza, la tristezza (non mi è partito a caso un doppio Ctrl C+Ctrl V o, cmd C+cmd V per gli utenti Mac come me, la ripetizione era voluta per enfatizzare il concetto) di questi giochini!
Ma non si può fare come una volta? Ti piace una? Vai e provi ad attaccare bottone. No. Troppo difficile, meglio affidarsi ai numerini e alle schede. Giusto per ammazzare quel minimo di intraprendenza rimasto negli uomini. Un po’ come quando ti ostini ad usare la calcolatrice e poi finisce che i conti a mano non li sai più fare.
Mentre mia cugina e la sua amica (che sono più grandi di me e fresche di separazione) vedevano la cosa come un’occasione per fare due risate, io pensavo di aver perso un’opportunità per stare a casa sul divano a guardare “C’è posta per te”. Capite?
Ma il top è stata una coppia piuttosto singolare.
Lei romena sui 35/40 anni, lui italiano sui 75 (sì, avete capito bene… quando c’è da acchiappare pure gli anziani vanno per locali), colleghi di lavoro, a loro dire (ma potevano benissimo essere il vecchio e la badante per me), che si sono accollati al nostro tavolo con la scusa di chiederci come mai non avessimo il numerino, perdendoci quindi questa esperienza indimenticabile. In realtà la romena, con una parlantina che volevi spegnerla, ma non sapevi dov’era il bottone, stava facendo promozione al vecchio che era interessato all’amica di mia cugina.
Andare a fare un aperitivo in zona Corso Como al sabato sera e rimediare il numero di telefono di uno che potrebbe essere tuo padre, son soddisfazioni!
Quindi dopo aver pontificato sul mio odio per i post sponsorizzati di FB che propongono le serate per i single, mi sono trovata, mio malgrado, in una di queste.
Certo che non si può dire che lo striscione appeso appena dietro di me non lasciasse intendere più che bene l’andazzo della serata, se solo non l’avessi visto troppo tardi!San-Faustino