Qualche tempo fa toccandomi appena sotto la mandibola ho notato dei linfonodi che mi sono sembrati ingrossati.
Panico.
Essendo ipocondriaca mi sono buttata su internet come una pazza. Praticamente ho aperto decine di schede web alla ricerca di risposte.
Il motivo per cui si consiglia, soprattutto agli ipocondriaci, di evitare questa ricerca spasmodica di informazioni sul web è perchè viene detto tutto e il contrario di tutto, ma quasi sempre viene presentata la parte più tragica.
Se è vero che i linfonodi ingrossati sono a volte spie per malattie serie, molto più spesso sono solo reattivi, indicano cioè che è in corso un’infezione anche lieve (una banalissima influenza per esempio).

Sono andata dalla mia dottoressa di base, specializzata in gastroenterologia, e i miei linfonodi non le hanno destato preoccupazione. Le ho fatto presente che manifestavo anche fastidio a deglutire (come se avessi qualcosa bloccato) e degli episodi di pesantezza allo stomaco.
Mi stava per liquidare con la diagnosi di reflusso gastroesofageo in fase acuta e una bella prescrizione di pastiglioni “inibitori della pompa protonica” (grazie alla mia ipocondria potrei essere una secchiona al corso di laurea in medicina!), ma ovviamente mica potevo chiuderla così. E allora, mi sono conquistata anche una ricetta per una visita dall’otorinolaringoiatra.

Il giorno della visita arrivo all’ambulatorio in perfetto orario, ma le visite sono in ritardo. Così mi piazzo in sala d’attesa e aspetto.
Inganno il tempo sfruttando la poca rete presente nei sotterranei dell’ospedale per tranquillizzare quella decina di parenti ansiosi (buon sangue non mente) che, apprese da mia madre le parole “visita medica”, sono andati subito in agitazione. Eh sì, noi da brava gente del sud, anche se trapiantata al nord da decenni, facciamo sempre decidere e agire la nostra parte razionale e non siamo per niente apprensivi! In pratica siamo professionisti per far diventare tutto una tragedia!
Una ventina di minuti dopo arriva l’allegra famigliola buzzurra. Padre, madre (incintissima) e figlia, tutti fatti con lo stampino sia fisicamente che come tono di voce altissimo e mancanza totale di eleganza. Hanno fatto un casino tra la sala d’attesa e il corridoio che forse avevano dimenticato di essere in un ospedale. Per una ragione che non ho ancora capito, pur essendo arrivati dopo di me, sono stati chiamati prima a fare la visita. E sempre per via delle mie origini mediterranee, io mantengo magistralmente la calma e reagisco solo in maniera diplomatica. Ecco perchè vederli passare davanti a tutti mi stava facendo partire l’embolo.

Poi finalmente tocca a me.
Entro e trovo un medico sui 45 anni e una specializzanda più giovane. E subito a fare mentalmente l’associazione con Grey’s Anatomy, anche se lì l’otorino non è tra le specialità dei protagonisti.
Alla mia terza parola mi stavano già dando tutti del “tu” (perché io sono ggggiovane!) e stavamo finendo a tarallucci e vino! Non so se io risulti particolarmente simpatica (leggi idiota) alla classe medica per un talento naturale o, semplicemente, riesco a manifestare chiaramente il mio essere ipocondriaca e allora tentano di mettermi a mio agio.

Ma la cosa veramente memorabile è stata la visita vera e propria. Si sono adoperati tutti e due nella palpazione del mio collo senza trovare nulla di apprezzabile. Uno schiacciava di qua e l’altra premeva di là. Non contento, il medico in carica decide che vuole vedere più a fondo e allora mi dice, a tradimento (perchè non sapevo cosa mi sarebbe aspettato dopo), di tirare fuori la lingua. Obbedisco e lui me la afferra come fosse un oggetto inanimato e me la tira verso il basso con una forza inaudita, credo mi sia arrivata all’altezza dello sterno.
Avete mai provato un’esperienza simile? Ecco fa un male assurdo, oltre al fatto che sei ad un passo dal rovesciare il contenuto dello stomaco addosso al medico.
Lui se ne stava lì tirandomi la lingua e io con gli occhi fuori dalle orbite tentavo invano di dirgli di che non ce la potevo fare, ma chiaramente non riuscivo ad articolare delle parole.
Alla fine ha mollato la presa sul mio organo che ho riavvolto come farebbe un personaggio dei cartoni animati, nella speranza che ci stesse di nuovo dentro la bocca.
Dopo diverse visite ginecologiche con annessi complimenti originali che mi hanno visto le tonsille dal basso nel giro di poco tempo e dell’ortopedico sbrigativo con l’infermiera naif (giusto per raccontare le esperienze più recenti), a ‘sto giro ecco l’otorinolaringoiatra che fa il tiro alla fune con la mia lingua. Niente, una visita medica normale, mai.

Ma indovinate un po’ la diagnosi? Reflusso gastroesofageo. E di nuovo l’invito a prendere ‘sti pastiglioni a base di lansoprazolo et similia che tanto non prenderò mai. Ma ho anche guadagnato delle linee guida per una dieta che secondo me è stata fatta mettendo per lo più a casaccio dei cibi nelle due colonne “Consentito” e “Da evitare”.
Quindi reflusso aggiunto al colon irritabile, è ufficiale: il mio apparato digerente non rischia di annoiarsi (e io insieme a lui!).

Insomma, per farmi dire la stessa cosa che già mi aveva detto la mia dottoressa ho speso tempo e soldi e mi sono fatta martoriare la lingua. Sono soddisfazioni.