A Milano quando piove è un disastro, nel senso che dovremmo essere abituati alla pioggia visto che ci fa compagnia spesso, eppure i disagi sono sempre numerosi.
Pozzanghere che sembrano laghi, traffico impazzito perché tutti prendono la macchina (OMG, sono io a parlare? Io che fino a due anni fa non facevo un passo senza la mia Micra!), gente incazzata, mezzi pubblici in ritardo, ecc.

Ci sono persone che, al contrario di me, non hanno più l’obbligo di uscire di casa per forza ogni mattina, perché hanno raggiunto quello stato di grazia chiamato pensione (ne parlo così bene perché per quelli della mia generazione non è un traguardo così sicuro da raggiungere, a prescindere dall’entità dell’importo mensile da ricevere) e invece si ostinano ad andare in giro lo stesso e per giunta all’ora di punta.

Stamattina io, le mie borse al seguito e il mio ombrello sgangherato (ma anche voi sfasciate gli ombrelli come fossero di cartone? Eppure li apro e chiudo e basta, mah!) sono uscita come sempre per andare al lavoro dirigendomi alla fermata dell’autobus.
Poco dopo è arrivato il bus, si sono aperte le porte ,e prima di salire, come è buona educazione fare, ho atteso che scendessero le persone.
Una “simpatica” anziana ha indugiato perchè non si apriva l’ombrello.
Ha indugiato proprio tanto, eh, ostruendo completamente l’accesso al bus mentre continuava ad trafficare con l’ombrello che non ne voleva sapere di aprirsi. E non c’era verso che la signora scendesse senza riparo.
Ora, io capisco che la vanità è femmina e che anche a 80 anni sia fondamentale (?) non rovinarsi la piega con la pioggia, però c’è gente che deve andare a lavorare, io per esempio e altre persone cha hanno i minuti schedulati (gli autisti dei mezzi pubblici).
In altre zone di Milano lontane dal centro dove la gente è più… come dire… irascibile e “folklorica” nelle reazioni e nelle parole, l’anziana sarebbe stata invitata a levarsi dai maroni con metodi ed espressioni molto colorite e sicuramente discutibili.

Io invece le ho semplicemente detto con tono scherzoso: “Sciura, dai su!” per incitarla a liberare l’accesso al bus.
La deliziosa anziana, dopo essere riuscita nell’impresa di aprire l’ombrello e scendere finalmente dall’autobus, si è girata verso di me che ero ormai salita sul mezzo e, delicatissima, mi ha rivolto queste dolci parole: “Ma tu, che cazzo vuoi?”.
Non me l’aspettavo e sono rimasta pietrificata, cosa piuttosto rara per me.


Che eleganza! Ecco a voi la contessa nonché presidentessa dell’Accademia della Crusca!

Siamo abituati a pensare agli anziani come persone educate, fonte di saggezza, esempio di vita. I giovani invece quasi sempre maleducati e irrispettosi.
Evidentemente non è così. Almeno non sempre.

Certo che iniziare la giornata con la pioggia battente e l’anziana imbruttita (o forse dovrei dire cafona?) non è proprio il massimo della vita!