(Immagine da lulus.com)

Le scarpe mi sono sempre piaciute, e quando dico sempre, intendo già da bambina.
Ho vissuto anni di ribellione alle orrende scarpe ortopediche che avrebbero dovuto correggermi i piedi piatti, ma di fatto non si capisce bene cosa abbiano fatto a parte rovinare i miei outfit.
Avevo da poco iniziato ad andare a scuola, ma io già volevo abbinare i perfettamente i colori delle scarpe col resto dell’abbigliamento. E così succede ancora.
Poi per aggravare la situazione, per un periodo della mia vita (terminato poco tempo fa), ho pure avuto un negozio di scarpe. Erano scarpe da ballo, ma vi assicuro che c’erano dei modelli bellissimi adatti anche ad uscire. Secondo voi, potevo non approfittare della situazione? Certo che no! Quindi, dal produttore al consumatore, senza intermediari!

La mia passione per scarpe è da sempre fonte di gioie e dolori.
Gioia per gli occhi e per il cuore, dolore per i piedi visto che a volte sono scomode.

Ma a fare male è anche il portafogli, ne sa qualcosa Carrie di Sex & the City:

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(Ho speso 40.000 dollari in scarpe e non ho un posto dove vivere?
Sarò letteralmente la vecchia signora che vive nelle sue scarpe.)

A differenza di Carrie io sono già in procinto di finire sul lastrico anche senza comprare scarpe del calibro di Manolo Blanhik.

Un’altra nota dolente è il mio spazio vitale in casa che si riduce sempre di più per far spazio al nuovo paio di turno (oltre ai libri, agli attrezzi da cucina e a tutto il resto di cose che compro compulsivamente). Spero sempre che arrivi il mio Mister Big (che attualmente potrebbe essere disperso nel Triangolo delle Bermuda, bloccato sulla Salerno-Reggio Calabria o in coma) e che mi faccia un regalo simile:

…una cabina armadio che è il doppio di casa mia! Ecco, io potrei anche vivere lì dentro.
E voi direte, beh quello è un film, nella realtà certe cose non esistono. E invece, mentre noi siamo qui che ridiamo e scherziamo, la fuori c’è un signore, un pensionato di Long Island, che un regalo del genere l’ha fatto veramente a sua moglie. Uomini avete qualcosa da farvi perdonare? O forse volete solo fare un regalo diverso dal solito alla vostra signora. Ecco, se vi avanzano centotrentamila euro, ripeto, centotrentamila, potete realizzare una cabina armadio degna di quella di Carrie Bradshaw in Preston.

Ma tornando alla mia realtà di povera -single- mortale che deve stipare le scarpe dove resta un angolo libero, ecco a voi una diapositiva che mi ritrae mentre mi concentro per capire quale scarpe scegliere per la giornata:

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Qualche giorno fa mi sono resa conto che per implementare la scala cromatica della mia collezione di scarpe, me ne mancava un paio giallo.

Se solo l’anno scorso pensare razionalmente di calzare due simil evidenziatori mi avrebbe fatto accapponare la pelle, meno di 12 mesi dopo mi sono trovata a desiderarle fortemente.
I saldi non erano ancora cominciati quando le ho viste, quasi per caso, in un negozietto vicino al lavoro.
Erano lì, in mezzo a delle gemelle di altri colori sgargianti, neanche in pole position, ma comunque evidenti visto il colore più acceso. Di vernice, open toe (parola appresa da Carla Gozzi e di cui ora non posso più fare a meno!), con la zeppa vertiginosa a righe bianche e gialle…
Le ho viste, ma avevo fretta e sono andata via, così il giorno dopo facendo i salti mortali, sono riuscita ad uscire dall’agenzia prima che chiudesse il negozio.
Sono entrata per guardarle meglio e provarle, convinta che il giorno prima dell’inizio dei saldi il 37 sarebbe stato solo un lontano ricordo per il negoziante.
Invece c’erano, mi andavano bene, erano comodissime e il ragazzo del negozio gentile e carino! E mi avrebbe già fatto il prezzo (ridicolo) di saldo!
Tutto perfetto, no? Sì, troppo perfetto per non farmi venire qualche dubbio (strano perchè io non sono per niente indecisa, vabbé solo un po’… ok, sono un’eterna indecisa).
Così sono uscita dal negozio a mani vuote sparando a caso la solita frase di circostanza: “torno domani con mia mamma, sperando di trovarle ancora!”.
Ma non potevo dire soltanto: “Sono un’eterna indecisa e anche stavolta devo farmi duemila seghe mentali prima di essere convinta dell’acquisto”. Tanto mi avrebbe preso per cretina comunque, ma almeno avrei detto una cosa più veritiera!
Mi sono diretta verso casa con la tentazione di tornare subito indietro a prenderle, ma ero sicura che avrei trovato il ragazzo del negozio ancora impegnato a ragionare (grazie a me!) sulla follia delle donne di fronte alle scarpe, così ho rinunciato. 
(Per inciso, faccio esattamente come facevano nel mio negozio molte clienti e io odiavo questa cosa…)

Ci ho pensato tutta la notte e la mattina seguente, così il pomeriggio dopo, esausta, sono tornata davvero con mia madre (dovevo salvare la faccia!) sperando per tutto il tragitto che un’altra pazza in cerca di scarpe gialle non fosse arrivata prima di me. Un brivido di paura mi ha percorso la schiena nel momento in cui ho chiesto se fosse ancora disponibile il “mio” 37. La fortuna è stata dalla mia parte e le mie nuove bambine gialle hanno trovato una nuova casa, la mia!

Ma apriamo una parentesi sul ragazzo del negozio. Sono arrivata lì dopo 9 ore di lavoro con la stanchezza visibile lontano un chilometro, i capelli ad cazzum e mille dettagli inadeguati, perchè una si aspetta di trovare una donna a gestire un negozio di calzature femminili quindi, fottendosene della rivalità femminile e pensando solo alle scarpe, ci si presenta come capita. E invece destino ha voluto che ci fosse un figo spaziale e pure somigliante ad un mio amico “tanta roba” che mi è rimasto qui. Perchè la sfiga insegna che se ti butti giù da gara, che non si sa mai, incontri solo maniaci, uomini inqualificabili o lesbiche (con tutto il rispetto, ma sono etero!), se esci vestita da pioggia e coi capelli come il Mocio Vileda, è la volta buona che incontri il prototipo dell’uomo della tua vita (e invece di sfoderare il tuo savoir faire, te ne esci con frasi idiote che peggiorano la tua situazione!).