Leggere (anche) in digitale vuol dire accedere a moltissimi libri gratis, tra cui tanti classici sia italiani che stranieri.
Ne ho scaricati diversi e oggi vi parlo di questo piccolo libro:“Novella del buon vecchio e della bella fanciulla” di Italo Svevo, ispirata dall’autore che ai tempi delle scuole superiori mi aveva colpito piacevolmente con “La coscienza di Zeno” (scritto un paio di anni prima).

Si tratta di un libro breve scritto a cavallo tra il 1925 e il 1926, ma pubblicato postumo nel 1929 visto che Svevo morì a causa di un incidente automobilistico nel 1928.
La trama è molto semplice e si intuisce già dal titolo.
Questo passaggio poi chiarisce ulteriormente il tema centrale:

“Ci fu un preludio all’avventura del buon vecchio, ma si svolse senza ch’egli quasi l’avvertisse. In un breve istante di riposo dovette ricevere nel suo ufficio una vecchia donna che gli presentava e raccomandava una fanciulla, la propria figlia. Erano state ammesse alla sua presenza in forza di un biglietto di presentazione di un suo amico. Il vecchio strappato ai suoi affari non arrivava a levarseli del tutto dalla mente e guardava intontito il biglietto sforzandosi d’intenderlo presto e presto liberarsi dalla seccatura.
La vecchia non tacque per un solo istante, ma egli non ritenne o percepí che qualche breve frase: – La giovinetta era forte, intelligente e sapeva leggere e scrivere, ma meglio leggere che scrivere. – Poi una frase che lo colpí perché strana: – Mia figlia accetta qualsiasi impiego per l’intera giornata purché le avanzi il breve tempo di cui ha bisogno per il suo bagno quotidiano”.

I protagonisti sono un vecchio triestino benestante e una bella ragazza del popolo che, indovinate un po’? Finiscono per avere una relazione amorosa in cui lui perde la testa e lei approfitta della sua generosità.
Lui vivrà questa storia tormentandosi pensando alla differenza d’età e cercando di soffocare i suoi pensieri e impulsi erotici verso la ragazza. L’epilogo non è dei più felici.
Niente di nuovo vero? Se non fosse per lo stile di scrittura non esattamente modernissimo, potrebbe tranquillamente essere un racconto scritto e ambientato ai giorni nostri.

Come vi dicevo si tratta di un racconto breve che mi ha fatto compagnia nel mio lungo viaggio in treno per raggiungere la Sicilia per le attese e meritate vacanze.
Non lo annovero tra i miei libri preferiti anche a causa della trama abbastanza scontata già dal titolo e non è neanche paragonabile a “La coscienza di Zeno”, vero capolavoro di Italo Svevo e che ricordo ancora con piacere dopo moltissimi anni.
Però visto il numero esiguo di pagine, una lettura male non fa.