Il mio rapporto con la Sicilia è molto particolare.
Sono nata a Milano da madre siciliana, quindi indubbiamente una parte del mio dna è siculo. Però io in Sicilia non ci ho mai vissuto. Ci sono andata in vacanza quando ero una ragazzina, quindi troppo piccola per godere appieno di tutto e per ricordare ogni dettaglio. Poi ad un certo punto abbiamo smesso di fare viaggi così lunghi per le vacanze estive e ho rimesso piede in Sicilia, ormai da adulta, otto anni fa, quando ho lavorato in un villaggio turistico in provincia di Messina (la città di mia madre).
Ma nonostante questo, io ho sempre respirato la “sicilianitudine” anche qui al Nord visto che la mia famiglia è praticamente tutta trapiantata tra Lombardia e Piemonte.

Sono cresciuta mangiando i piatti tipici della meravigliosa cucina siciliana che mia madre ha sempre portato in tavola (e che ancora prepara) e che io continuerò a cucinare anche per la futura generazione (ammesso che ce ne sarà una!), magari con le mie varianti.

Ho ascoltato e continuo ad ascoltare mia madre parlare in dialetto messinese con i parenti, anche se l’accento non è più forte come una volta. E l’ho imparato. Lo scrivo bene, ma lo parlo con un’inevitabile inflessione milanese, a meno che non mi impegni per bene!

Ho riso e ho riflettuto ascoltando mia madre raccontare (anche più volte) gli aneddoti di quando era bambina. Un’infanzia in una famiglia molto semplice dove non c’erano sicuramente gli agi di oggi, ma in cui lei e sua sorella trovavano comunque il modo di divertirsi. Mia madre qualcosa se l’è dimenticata, mia nonna invece, nonostante le sue 87 primavere, ha una memoria infallibile e ogni tanto qualche altra perla del passato arriva dai suoi racconti lucidissimi.

E poi leggo tutto quello che mi è possibile e guardo anche film che trasudano Sicilia.

Tutte queste esperienze hanno sicuramente contribuito a costruire una parte di quella che sono. Parlo di valori, di cultura, di genuinità.

Gli ultimi sei anni sono stati difficili dal punto di vista lavorativo ed economico al punto che ho dovuto dedicarmi ad un’attività sportiva non troppo divertente: il salto delle vacanze. Però mi ero promessa che, una volta riemersa, anche solo con la testa, dal mare della sfiga, il primo viaggio sarebbe stato in Sicilia, più vicino possibile a Messina. I dettagli meravigliosi di queste tre settimane li trovate qui, nel post precedente che dovreste aver già letto.
Ho vissuto il presente della zona di Messina e il passato andando a percorrere le strade dell’infanzia di mia madre fin sotto la casa di quando era bambina, potendo finalmente dare un’immagine ai racconti che sento sin da quando ero piccola.
Ma una cosa non vi avevo raccontato, una cosa che mi ha colpito negativamente, purtroppo.

Mi aspettavo di trovare nelle persone i valori e il modo di essere siciliani che la mia famiglia mi ha insegnato e trasmesso, invece i tempi sono cambiati, in peggio.
Ho riscontrato una netta divisione generazionale.
Da un lato le persone coetanee di mia madre o più vecchie che, tutto sommato, rispecchiano il tipo di sicilianità che mi aspettavo e con cui ho trovato subito un feeling. Persone semplici, affabili, di cuore, alla mano.
Dall’altro lato, purtroppo, a partire dalla mia generazione e fino ai ragazzi più giovani, lo scenario è completamente diverso.
L’occhio ne è uscito appagato dal momento che ho visto decine e decine di ragazzi (ma anche ragazze) fisicamente bellissimi, che sembravano usciti da Uomini e Donne. Purtroppo però avevano anche l’indole dei tronisti: esibizionisti, vanitosi, distaccati, menosi, concentrati quasi esclusivamente sull’apparire. I discorsi che mi è capitato di ascoltare hanno confermato questa tesi: incentrati solo sulle maratone alcoliche, i locali fashion, i soldi. Se non fosse stato per il dialetto siciliano, unica nota pura e genuina, potevano assolutamente sembrare i peggio sboroni milanesi, quelli da cui tento di tenermi alla lontana qui a Milano.
Anche nei rapporti uomo-donna ho trovato una superficialità che azzera completamente le distanze geografiche nord-sud.
Non mi aspettavo certamente di trovare gli stereotipi come uomini col baffetto e la coppola e donne sfatte e con abbondante peluria, o ancora ragazzi sposati giovanissimi che a 35 anni si trovano con un esercito di figli adolescenti al seguito. Speravo solo di trovare un po’ più di semplicità e di attaccamento ai valori di una volta.
Banalmente, una volta una ragazza sola come ero io (lasciamo stare che c’era mia madre con me, per sola intendo non accompagnata da un uomo) difficilmente sarebbe rimasta tale. Nel senso che la proverbiale socievolezza dell’uomo siculo avrebbe avuto la meglio. Non parlo di marpionaggio fastidioso, ma di approccio carino e amichevole, senza necessariamente secondi fini. Quello tipico di chi riconosce la forestiera e vuole essere ospitale, farla sentire a casa sua.
Insomma, ho frequentato la spiaggia più cool di Milazzo (anche perché era quella che mi piaceva di più) e non mi ha praticamente mai rivolto la parola nessuno! Ora, va bene che io per carattere sono timida (anche se non ci crede nessuno), riservata e mantengo il low profile (leggi, mi faccio i fatti miei) e che questa cosa spesso viene interpretata come tirarsela, ma non può costituire un limite. Chi mi conosce sa che, superata questa impostazione iniziale che comprende un minimo di sana diffidenza, poi quando prendo confidenza mi manifesto in tutta il mio essere giullare (leggi, cretina).
Non ero lì in cerca di abbordaggio e di avventure (per carità, avrei scelto un villaggio turistico o una crociera per single), ma scambiare due parole e magari farsi una granita in amicizia non mi sembra una cosa così trascendentale.
Invece no. Tutti chiusi nei loro numerosi gruppetti di paesani che sembra quasi ci volesse un rito di iniziazione per entrarci, oltre al requisito principe: essere nati nello stesso paese o al massimo in quello a fianco, faide di vicinato permettendo.
Ci tengo a precisare che le mie sono solo riflessioni sociologiche perché ho superato l’età in cui queste cose ti condizionano la vita o anche solo la vacanza. Finita la riflessione (che ho sfogato in tempo reale attraverso puntuali post su FB!) ho goduto del mio soggiorno in Sicilia anche da sola, perché per fortuna non sono di quelle che senza venti persone intorno tenta il suicidio. Anzi.
Perciò che non mi si dica più che i milanesi (o quelli del Nord) in generale sono freddi e al Sud invece… perché potrei rispondere in maniera non tanto diplomatica.

Mi spiace essere stata così dura, ma se non fossi così legata a questa terra, questo particolare non avrebbe lasciato un segno così forte. Spero vivamente di sbagliarmi, magari perché si tratta di un campione ristretto e non rappresentativo di tutti i giovani siciliani, anche se dubito che questo accada visto che anche nella vita di tutti i giorni qui a Milano mi capita di incontrare ragazzi siciliani piuttosto spocchiosi e ogni volta per me è un dispiacere assurdo.

Ecco perché ormai da un po’ di tempo, a malincuore, affermo che non ci sono più i siciliani di una volta.
Che, passi per le donne siciliane, ma se neanche si può più contare sul mito dell’uomo siculo, per noi single un po’ all’antica è una grave perdita.

Io comunque continuo ad amare la Sicilia, quella della mia tradizione familiare.