Con grande felicità annuncio di essermi liberata di quella costrizione alla caviglia i cui fastidi ricordavano moltissimo uno strumento di tortura medievale. Ma anche riuscire a farmi togliere il Tensoplast non è stata un’impresa priva di difficoltà.

Ricordate l’esilarante conversazione telefonica avuta con l’infermiera dell’ambulatorio di ortopedia? Sì, quella dalla dizione improbabile che aveva cercato di dirottarmi verso un altro ospedale.
Ecco, al mio arrivo in ambulatorio intorno alle 11 è lei la prima persona che incontro di fronte ad una sala d’attesa stranamente deserta. Beh, riconoscerla non è stato difficile, visto che il suo aspetto si abbinava perfettamente agli errori di pronuncia. Bassina, decisamente tarchiata, occhiali spessi e, a mio avviso, ben oltre l’età pensionabile (ma largo ai giovani, no?).
Nell’immaginario collettivo femminile l’infermiera è colei che cura le ferite e ti dà conforto, mentre in quello maschile probabilmente si aggiunge qualche fantasia di stampo erotico.
In questo caso siamo fuori strada.
Non solo dal punto di vista erotico, ma anche da quello sanitario. Se fossi in punto di morte a me quella lì farebbe paura, altro che ispirarmi fiducia.
Comunque, piuttosto che raccontarvela in prosa preferisco riportare i dialoghi.

h. 11, ambulatorio di ortopedia
La Fra: “Salve, io sono qui per la visita di controllo e per togliere il Tensoplast.”
Infermiera: “Mi dispiace, ma il medico c’era fino alle 10. Ma lei aveva l’appuntamendo?”
La Fra: “Non proprio, non so se ho parlato con lei telefonicamente – certo che ho parlato con te – ma mi è stato detto che non c’era posto, ma di venire comunque dalle 7 in poi…”
Infermiera: (va a prendere l’agenda): “Lei è la Sig.ra Francesca M.?”
La Fra: “Sì, sono io.”
Infermiera: “Sì, schta segnata qua, ma io le ho detto che doveva venire prima delle 10!”
La Fra:  “No, guardi mi ricordo benissimo… lei ha detto dalle 7 in poi e basta… ho una caviglia offesa, ma il cervello sta bene, non sono rincoglionita!”
Infermiera: “E mango io sono ringoglionita! …torni domani!”
La Fra: (stavo iniziando ad emettere fumo da naso e orecchie): “Senta, non ci siamo capite. Io sono qui adesso, non torno domani. E poi sul cartellino degli orari appeso alla porta c’è scritto che le visite di controllo sono dalle 11.30 alle 12.30!”
Infermiera: (va a telefonare): “Aschcolti, il medico è a fare il giro visite se vuole aschpettare, quando ha finito viene a visitarla, va bbuò?”
La Fra: “E va bene, aspetto!”

Armata di santissima pazienza mi sono accomodata in sala d’attesa in compagnia di un libro.
Ho atteso oltre un’ora (alla faccia del giro visite… e quanti pazienti ci sono nel reparto di Ortopedia?) e ho rischiato una paresi al lato destro causa aria condizionata che neanche dentro un centro commerciale americano, e io chiaramente in tenuta da spiaggia.
Quasi in orario da pausa pranzo è arrivato il medico seguito dall’infermiera dei nostri sogni e mi hanno fatto entrare nell’ambulatorio.
La visita è durata 4 minuti esatti compreso il mio lento tragitto dalla sala d’attesa alla seconda stanza in fondo, il momento in cui mi sono sdraiata sul lettino e quello in cui quella matta mi ha tolto il Tensoplast con una forbice che, nonostante le punte arrotondate, maneggiata da lei sembrava pericolosa quanto un intero set di coltelli da cucina in mano ad un serial killer.
Quando finalmente il medico si è degnato di avvicinarsi alla mia caviglia, l’ha toccata un nanosecondo, l’ha leggermente mossa e ha decretato la mia guarigione. Aggiungendo un consiglio proprio su misura per me: “Butti le stampelle, faccia nuoto e vada in bicicletta!”. Inutile il tentativo di dirgli che io sento ancora fastidio alla caviglia e che vorrei fare della fisioterapia. La mia richiesta è stata troncata sul nascere dalla donna che tutte le scuole di dizione vorrebbero avere come insegnante, che mi intimava: “si può riveschtire e uscire”, mentre il dottore era già in direzione mensa.
Da notare che avevo dei pantaloncini corti quindi non mi ero spogliata: perchè allora quella stordita mi diceva di rivestirmi?