Sono senza dubbio una postatrice seriale di foto su Instagram e lo faccio utilizzando la funzione che permette di condividere automaticamente le foto anche su Facebook e su Twitter.
Mentre su Flickr (quando ho il tempo di aggiornarlo) carico foto fatte con la mia reflex Canon, quando non ce l’avevo ancora, con delle digitali compatte, che hanno l’ambizione di essere non dico belle, ma almeno guardabili, su Instagram posto solo foto fatte col mio Galaxy S3 che raccontano in maniera più immediata alcuni momenti delle mie giornate.
Ammetto senza problemi che nel mio profilo di Instagram ci sono tutte quelle foto considerate noiose e da evitare da coloro che ne sanno (o che credono di saperne).
Quali? Quelle che hanno come soggetto:
– un cane (eh beh, ci mancherebbe pure che non fotografassi il mio nano peloso);
– i miei piedi (che sono orrendi, ma il potere della rete fa sì che qualche feticista orbo li trovi pure carini);
– il cibo (ho sempre l’animo da fudbloggher);
– le irrinunciabili foto da bimbaminkia: i selfie presi dall’alto per far vedere l’outifit o quelli allo specchio, possibilmente al cesso.

E altre futilità simili, tipo cose/persone che vedo per strada o in tv e che mi fanno ridere o pensare.
Ogni tanto posto qualcosa di più serio, tipo la copertina o dei passi del libro che sto leggendo in quel momento o immagini della mia Milano o di altre città che visito (quelle -purtroppo- poche volte in cui capita).

Oggi ho postato questa foto:

bambini
La qualità dell’immagine è terribile, ma ormai mi sono arresa: non c’è nessuno tra coloro che mi circondano in grado di mettere a fuoco con la fotocamera del mio Galaxy S3 e meno che mai con la mia reflex Canon. Ecco uno dei motivi per cui ho comprato un treppiede e un telecomando: almeno provo a fare da sola, ma non era questo il caso.
Questa foto me l’hanno fatta ieri a casa di mia zia. Ero lì in trasferta per vedere il mio nuovo cuginetto appena nato.
Si è scatenata l’apoteosi di Mi Piace e di commenti sui vari social.
Il fatto che postare una foto in cui tengo in braccio un neonato raccolga più consensi di una in cui sono in costume, é significativo.
Mi hanno scritto cose molto carine tipo che sto bene con un bambino in braccio e che i bambini mi donano.
Complimenti belli, ma che mi fanno strano perché sembra che l’oggetto protagonista sia un capo di abbigliamento, tipo un costume e non un piccolo umano.
Per procurarsi un costume basta andare dal Calzedonia di turno, provarselo in camerino e strisciare il bancomat. Coi bambini è un po’ più complessa la cosa.
Quindi, a meno che non succeda il miracolo (e fatela pure voi una preghiera per me!), chiunque mi segue virtualmente dovrà continuare a sorbirsi le mie foto da bimbaminkia.
Se proprio mi dirà bene, riuscirò a farmi immortalare con altri bambini in prestito e probabilmente saranno ancora foto sfuocate.
Addirittura c’è chi mi ha detto che spera e prega affinché io diventi presto bimbo-munita in modo che io cominci a sparare cazzate anche su pannolini e cacche sante. In pratica vogliono farmi fare il salto a mommy blogger… Non che il mondo ne abbia realmente bisogno, ma a me potrebbe piacere.