(immagine dal web)

Mamma (h.10, di ritorno da alcune commissioni): “…sai che ho visto di nuovo quella lì che un po’ di tempo fa avevamo visto fuori da quel locale là?”
La Fra: “Mamma, chi è quella lì e qual è quel locale là?
Mamma: “Eddai che hai capito! Quella bionda…”
La Fra: “mumble… mumble… ah sì! Forse parli di Elenoire Casalegno?”
Mamma: “Sì, esatto! Beh, avevi capito, no?”
La Fra: “……….”
La Fra: “Vabbè, ma dove l’hai vista?”
Mamma: “Dal tabaccaio vicino al macellaio… si davano del tu, si vede che abita anche lei in zona… è altissima, aveva dei pantaloncini cortissimi ed era senza trucco… è veramente bellissima!”
La Fra: “E grazie a sta cippa mamma, parliamo di Elenoire Casalegno, mica di noi comuni mortali… io senza trucco non posso andare neanche a buttare la monnezza…”
Mamma: “Ma tu la monnezza non vai a buttarla neanche quando sei truccata!”
La Fra: “……………”

Ecco, a parte la nota di pettegolezzo sulla figaggine di Elenoire Casalegno anche senza trucco e tralasciando anche il gol a porta vuota offerto a mia madre per ricordarmi che non amo andare a buttare l’immondizia, da questo dialogo emerge una caratteristica della mia genitrice che era tipica anche di mio papà.
Causa memoria corta (ma a mio avviso è più memoria pigra) la maggior parte delle frasi non hanno più un soggetto e i vari complementi oggetto, ecc. Questi vengono sostituiti da un “quella/o lì”, “quel locale là”. Mio padre invece generalizzava quasi tutto in “il coso” o “la cosa”, chiaramente con quel lieve accento brindisino che dopo oltre quarant’anni a Milano era comunque duro a morire.

Col tempo ho imparato a decifrare in fretta le frasi a seconda del contesto, ma spesso non mi riesce perchè ci vorrebbe la palla di vetro. Ecco, se mi azzardo a chiedere qualche informazione in più o se mi arrendo e confesso di non aver capito il soggetto della frase, le parte l’embolo. Secondo lei io non posso non capire e faccio apposta per metterla in difficoltà!

Ora capite a quante sollecitazioni è sottoposto il mio cervello e la mia pazienza? 🙂

Aggiornamenti:

Flanklin-gossip

(immagine dal web)
Mamma (h.21, di ritorno dal lavoro): “…ma lo sai chi ho visto sul tram?”
La Fra: “No, mamma, chi hai visto?”
Mamma: “…eh, quello lì carino che abbiamo visto al supermercato un po’ di tempo fa…”
La Fra: (ecco, ci risiamo) “Mamma, è vero che non se ne vedono tanti carini al supermercato, però non ho capito…”
Mamma: “…ma sì quello latinoamericano che ha fatto quel reality lì… non sapeva a che fermata scendere… ha chiesto all’autista e non ha capito, così è sceso alla fermata sbagliata…”
La Fra: (riordino le idee pensando a tutti i ca**o di reality andati in onda, che non sono pochi e mi viene un dubbio, quando lei…)
Mamma: “…ma sì che hai capito, quello lì che qualche settimana fa al supermercato non sapeva come doveva fare per prendere il pane nel banco self-service e tu l’hai aiutato!”
La Fra: “Ah sì! Franklin Santana, il venezuelano che ha partecipato a La Talpa!”
Mamma: “Ecco sì, quello lì… e vabbè, avevi capito, no?”

La cosa veramente grave non è la qualità del gossip o l’aver ricordato il nome del reality, e nemmeno che il povero Franklin sembri un idiota (non capisce le indicazioni del tramviere e non sa come deve fare per comprare il pane).
La roba veramente assurda è che questi allegri siparietti spesso si ripetono anche più di una volta al giorno…