Il mio primo contatto con la tecnologia risale a tanti anni fa. Non è stato un momento felice, ma memorabile, sì.

Correva l’anno 1987, o forse era il 1988. Ricordo che avevo circa 10/11 anni e nel finire di quel meraviglioso decennio (ah, gli anni 80! Indimenticabili soprattutto per la moda!), impazzava nelle case di tutti (o quasi) i ragazzini dell’epoca, questo cimelio della tecnologia.

Parlo del Commodore 64, l’antenato dei computer moderni.

Pregai tanto mio papà perché me lo comprasse, ma lui non era molto convinto che io fossi in grado di utilizzarlo (e aveva ragione!). Siccome con mio padre a furia di moine alla fine riuscivo sempre ad averla vinta, portai a termine con successo anche questa missione e, fingendo spudoratamente di sapere perfettamente come usarlo (avevo 11 anni ed ero già paracula!), lo convinsi a comprarmelo.
Sin da bambina ho sempre creduto che “le cose o si fanno bene o non si fanno”, così prima ancora di capire se fossi in grado di accenderlo, mi sono premurata di includere nell’acquisto tutti gli accessori possibili. Non ricordo esattamente quanti e quali fossero perché purtroppo i cimeli in questione non fanno più parte dei miei reperti storici da collezione, ma mi sovvengono con certezza due elementi alquanto imbarazzanti: il joystick per i giochi e un mangiacassette (la preistoria!).

Commodore 64 - Joystick presa da kickoffworld

Commodore 64 mangiacassette
Quando finalmente l’oggetto del desiderio arrivò nelle mie mani, mi trovai a fare i conti con la realtà: come farlo funzionare.

L’aggeggio non comprendeva un monitor per cui era necessario collegarsi alla tv, vale a dire privare mio padre del suo passatempo preferito. Quindi, il tempo a mia disposizione era limitato e circoscritto a determinate fasce orarie non scelte da me.
Ad ogni modo, superato lo scoglio dei collegamenti, arrivò il momento di passare all’azione.
Sul televisore compariva una schermata azzurra con una specie di intestazione e da questo punto al funzionamento effettivo del computer c’era di mezzo il mare, anzi l’oceano.

schermata-commodore-64
Avevo 11 anni e gli 11 anni di oltre vent’anni fa non equivalgono a quelli di adesso: oggi la tecnologia è il pane di qualsiasi bambino di questa età (e anche più piccolo) che, messo davanti ad un pc spento, in men che non si dica, lo accende e sa compiere un numero considerevole di operazioni, spesso meglio di un adulto che magari ha frequentato un corso.

All’epoca invece, ogni mio tentativo di fare un passo avanti finiva con un niente di fatto e io rimanevo sempre più inebetita di fronte a quel monitor azzurro e a quella tastiera dai tasti quasi intonsi.
Ma non ero sola davanti a quel nulla imbarazzante, perché vicino a me c’era mio padre, sempre più spazientito da quell’oggetto, anzi, da quella serie di oggetti inutili che finì per comprarmi sapendo dall’inizio che non sarebbero serviti a niente.
Quello è stato il primo di una lunga serie di “te l’avevo detto io!” che mio padre mi ha indirizzato, non senza soddisfazione, nel corso della sua non lunghissima vita.
Inutili furono anche i tentativi di ricercare qualche amico o parente che fosse in grado di dare un senso a quell’ammasso di circuiti oggi preistorici, così il mio oggetto del desiderio di bambina aspirante tecnologica ritornò quasi subito dentro la sua scatola e finì su uno scaffale in alto dimenticato per anni.
A seguito di quella grande delusione credo nessuno, io per prima, avrebbe mai pensato che quella bambina un giorno avrebbe sviluppato una vera passione per la tecnologia e un lavoro nel digitale. E mio padre non ha avuto il tempo di assistere a tutto questo altrimenti avrei potuto rifarmi di quel “te l’avevo detto io!”!

tastiera-commodore-64
Sono passati tanti anni, io sono cresciuta, ho cambiato casa e arredamento, ma quella scatola ormai vintage, per tanto tempo è rimasta immobile nello scaffale in alto del ripostiglio.

Poi un giorno la misteriosa sparizione. Non so quando sia successo, so solo che in occasione del secondo trasloco avvenuto qualche mese fa, ho ritrovato oggetti che nemmeno ricordavo più di avere. Tutti tranne lui, il Commodore 64. Di lui mi ricordavo bene, ma non l’ho più trovato.
Mia madre dice che sono stata io a dirle di buttarlo, ma io non ci credo. E siamo alle solite: io dico una cosa e lei ne dice un’altra e non se ne viene a capo.

L’unica certezza è che lui, il cimelio vintage, non c’è più e io ho addirittura pensato di ricomparmelo su eBay, ma non sarà mai il mio, quello originale.
Che riposi in pace ovunque sia.

Note:

– le immagini di questo post sono prese da Wikipedia e dal sito Kikoffworld
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