“La cucina dei desideri segreti” di Darien Gee è un libro carico di emozioni che ruotano attorno al pane dell’amicizia. Il titolo originale del libro infatti è “Friendship bread”, poi quando vengono tradotti in italiano agli editori prende ‘sta fregola di intitolarli in maniere che spesso non c’entrano niente o che sono poco coerenti col testo, che ci volete fare.

Siamo ad Avalon, una piccola e tranquilla cittadina americana, di quelle dove tutti si conosco, tutti sanno tutto di tutti, anche se in effetti succedono poche cose, fin quando una delle protagoniste, Julia Evarts, trova fuori dalla porta un piatto con un paio di fette di un dolce, un sacchetto di lievito madre e un biglietto con le istruzioni.
Apriamo una parentesi. 
(Se siete foodblogger o appassionati di cucina potete saltare questo preambolo).
Il lievito madre è un impasto iniziale che rinfrescato quotidianamente e nutrito come un bambino, aggiungendo altri ingredienti base come farina e zucchero finchè, dopo qualche giorno, sarà pronto per diventare un dolce o un pane. Dall’ultimo impasto si può prelevare una o più parti che si potrà ricominciare a nutrire dal giorno dopo se si utilizza nuovamente per sé, oppure donata ad altri che potranno fare la stessa cosa.
Se tutti donano uno o più sacchetti parte una specie di catena di Sant’Antonio e così è successo nel libro.

Inizialmente lo scetticismo ha bloccato alcuni dei personaggi, ma poi la curiosità e la bontà del dolce finito ha convinto quasi tutti a continuare la catena.
La preparazione di questi dolci ha coinvolto tutta la comunità al punto da avere lievito madre in esubero.
Questa è stata l’occasione per unire l’intera comunità in un’opera di collaborazione finalizzata alla beneficenza.
Il punto di incontro di tutti gli appassionati del Pane dell’Amicizia è il Madeleine’s Tea Salon, una sala da the aperta da un’attempata signora (da cui il locale prende il nome) trasferitasi quasi per caso ad Avalon.
Ed è qui che si conoscono e coltivano una bellissima amicizia la stessa Madeleine, Julia e Hannah, una ex musicista da poco in città.
Grazie a questa amicizia riescono a dare una svolta alla loro vita reagendo a dei grossi problemi che stavano rovinando le loro vite: un rapporto interrotto, un lutto, un matrimonio finito.

Il libro mi è piaciuto e mi ha fatto riflettere sul valore dell’amicizia e della condivisione (del tempo, delle forze, dei segreti, delle ricette). Mi piace pensare che la preparazione di un dolce possa essere il motore per la diffusione di sentimenti e azioni positive. Sembra un’utopia, ma non è detto che non possa succedere davvero.
Anzi, succede, dal momento che il libro si ispira a quello che è realmente accaduto all’autrice che ha ricevuto il lievito madre, ha fatto il dolce e il resto lo avrete capito. Poi ha pure creato il sito dedicato in cui ci si scambia ricette sul Pane dell’Amicizia e non solo.
Oltre tutto il libro ha riaperto in me la questione “lievito madre”. Come vi dicevo, non è argomento nuovo per i foodblogger: molte persone lo usano perchè garantisce risultati migliori del lievito industriale, lo nutrono e lo ricreano e se qualcuno ne vuole un po’ di regola lo regalano volentieri.
Ecco a me questa pratica non è mai piaciuta. Sono troppo schizzinosa per accettare da sconosciuti una pappetta che non so come è stata maneggiata, oltre a non essere sicura di potergli garantire con puntualità le cure di cui ha bisogno, quindi non ho mai considerato l’ipotesi. Dopo aver letto il libro mi sono un po’ riappacificata col lievito madre… magari potrei farlo partendo da zero, chissà.