(Vi avviso: il post è lungo ed una roba da fan sfegatati dei Bon Jovi, ergo se non amate i Bon Jovi -roba incomprensibile per me- passate oltre).

Ho aspettato qualche giorno prima di scrivere questo post, nella speranza di tornare in possesso di tutte le mie facoltà mentali o almeno di quelle che mi erano rimaste. Invece niente da fare. Sono ancora nello stesso stato estatico di sabato sera, forse anche peggio.

Mesi fa vi avevo raccontato della mia passione per i Bon Jovi che dura da una vita (avevo circa 6 anni quando ho iniziato a seguirli) e avevo mostrato i biglietti che avevo comprato il giorno dopo l’apertura delle vendite, per il concerto di Milano, unica data italiana.
Ebbene, dopo sette mesi, quel momento è arrivato! Aspettavo da 18 anni questo concerto, avendo perso quello del 1995 per motivi di forza maggiore.
Per l’occasione sono pure arrivata in anticipo di due ore, cosa assai rara per me e fuori dallo stadio mi sono dedicata a letture interessanti e a farmi foto con un’inevitabile faccia da ebete felice!

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E’ stato bellissimo!

Avete presente quando una cosa è perfetta dall’inizio alla fine? Una cosa rara, che quando capita ti resta dentro.
Se proprio devo trovare una cosa negativa è stata la gestione della vendita dei biglietti, ma questo non dipende dai Bon Jovi, ma dall’organizzazione, in primis da TicketOne e da tutte le magagne che pare ci siano dietro. Non starò qui a dilungarmi, se siete habitué dei concerti o se fate qualche ricerca su internet non sarà difficile capire di cosa parlo.

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Come si vede dalla foto, io ero nel primo anello con una visuale laterale, ma non essendo tanto in alto si vedeva discretamente bene.
Avevo escluso la possibilità di prendere un posto prato o addirittura un “diamond circle”, un po’ per il prezzo, ma soprattutto perchè avevo paura di rimanere schiacciata in mezzo alla folla per tutto il tempo, invece con mia sorpresa, pur essendoci tanta gente, non c’era la calca ed era tranquillo. Forse perchè il pubblico era veramente eterogeneo: diverse generazioni, giovani e meno giovani e pure famiglie con bambini e qualche ragazza incinta. Questo è l’ #effettoBonJovi, unisce e mette d’accordo tutti.

 

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La prima cosa che saltava all’occhio appena entrati (anche se già l’avevo visto su internet, è stato comunque impressionante) era l’imponente scenografia: ricostruiva infatti il muso di un auto americana anni ’50 targata ovviamente “New Jersey”.  All’interno dello spazio tra gli enormi fari, protagonisti per tutto il tempo di giochi di luci, era posizionata la band.
Al di sopra del muso dell’auto uno schermo che, quando non proiettava le immagini del concerto insieme ai due maxi schermi laterali, riproduceva il parabrezza della macchina con le immagini virtuali di vari paesaggi in movimento.

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La lunga scaletta (per un totale record di 3 ore e 10 minuti di concerto ed emozioni, con una sola pausa di meno di dieci minuti – solo a San Siro così lungo! -) ha visto moltissimi capisaldi del repertorio della band, quelli degli anni ’80 e ’90, e poi qualche pezzo del nuovo album e alcune chicche magari meno conosciute al largo pubblico, ma più familiari ai veri fan.

Eccola nel dettaglio:
That’s What the Water Made Me
You Give Love a Bad Name
Raise Your Hands
Runaway
Lost Highway
Born to Be My Baby
It’s My Life
Because We Can
What About Now
We Got It Goin’ On
Keep the Faith
Amen
In These Arms
Captain Crash & The Beauty Queen From Mars
We Weren’t Born To Follow
Who Says You Can’t Go Home
Rockin’ All Over The World (John Fogerty)
I’ll Sleep When I’m Dead
Bad Medicine
Dry County
Someday I’ll Be Saturday Night
Love’s The Only Rule
Wanted Dead Or Alive
Undivided
Have A Nice Day
Livin’ On A Prayer
Never Say Goodbye (strofa+ritornello Jon solo, acustica)
Always
These Days
This Ain’t A Love Song 

Il seguito della descrizione del concerto la farò attraverso delle parole chiave che lo hanno caratterizzato:

Energia
Che parlando di una band di over 50enni (fatta eccezione per Phil X, giovane chitarrista in sostituzione di Richie Sambora che ha lasciato il tour qualche data fa) sembrerebbe un controsenso, invece sono stati instancabili!
In particolar modo Jon che ha cantato ininterrottamente e ogni tanto buttava qui e là qualche salto e poi il mitico Tico Torres che alla batteria picchiava veramente duro!
Per cui diciamolo senza problemi: danno merda alla grande a moltissimi musicisti (anche nostrani) che dopo un’ora e mezza di concerto non ce la fanno più (o non hanno voglia) e mandano a casa i fan.

Coraggio, professionalità, intraprendenza, gossip
Una nota di merito va anche a Phil X, il canadese che, come dicevo, da qualche mese sostituisce Richie Sambora  storico membro e co-fondatore della band (assente per problemi/decisioni personali) nel ruolo di chitarra solista.
Il suo compito non è assolutamente facile, non solo tecnicamente, ma anche umanamente dal momento che, subentrare al braccio destro del leader della band, è una bella responsabilità. Soprattutto poi quando questi è uno dei più grandi chitarristi della storia!
In rete si susseguono presunti botta e risposta, a colpi di interviste a diversi giornali/trasmissioni tv, di Jon e Richie in cui il primo motiva l’assenza del compagno di band facendo riferimento ai suoi problemi di salute (è stato in rehab per abuso di alcool a seguito della depressione causata dal divorzio di qualche anno fa da Heather Loackler), mentre Sambora afferma di essersi momentaneamente fermato per seguire la casa di moda che ha recentemente fondato, oltre all’intenzione di voler stare vicino a sua figlia Ava e che Jon starebbe ostacolando (non si sa bene per quale motivo) il suo rientro nella band.
I fans si dividono in questa telenovela, c’è chi dice che senza Sambora la band non è la stessa e addirittura pare che molti di essi abbiano disertato i concerti apposta, altri dicono invece che è sì una defezione importante, ma la determinazione di Jon a portare avanti le date del tour ad ogni costo sono sufficienti a regalare comunque degli show all’altezza della fama dei Bon Jovi.
Dal canto mio posso dire che perdersi il concerto per questo mi sembra esagerato. Oltre tutto non capisco per quale ragione Jon dovrebbe voler ostacolare il rientro di Richie nella band.
Il consenso del pubblico nei suoi confronti è sempre altissimo e di sicuro non rischia di essere offuscato da Richie. Inoltre, non credo abbia bisogno di guadagnare di più.
Certo è un peccato che questi dissapori siano arrivati proprio nell’anno in cui si festeggia il trentennale di carriera della band.
Dopo aver visto il concerto posso ribadire che lo spettacolo è stato magnifico e che Phil X si è comportato egregiamente, anche se certi mostri sacri sono ineguagliabili, ma questo credo lo sappiano bene sia Phil X che Jon.
Mi è spiaciuto che in scaletta non ci sia stata “I’ll be there for you“, ma questo video toglie ogni dubbio: senza Richie questo pezzo è stato meglio non farlo.

 

 

E se ancora non vi basta, guardando questo medley di assoli di Richie capirete che non si viene inclusi nei primi posti nella classifica dei migliori chitarristi di sempre, per caso:

 


 

Regalo
Dicevamo tre ore di spettacolo che,  a quanto pare, sono state un regalo solo per il pubblico di Milano, forse perchè ci tenevano a suonare a San Siro e dopo tanti anni ci sono riusciti, neanche a farlo apposta, poche settimane dopo che il palco dello stadio milanese è stato onorato dalla musica di uno degli idoli di Jon: the Boss, Bruce Spreengsteen!
Ed è stata bellissima la parte finale del concerto con una specie di simpatica pantomima in cui per ben due volte sembrava che fosse finito tutto invece poi Jon richiamava indietro la band per suonare ancora.

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Sorriso
Ok alle esecuzioni magistrali, ma vedere una band che suona benissimo, ma in maniera troppo seriosa non mi emoziona tanto.
Non è per fortuna il caso dei Bon Jovi. Era evidente che si divertivano. Jon poi ci ha regalato sorrisi in quantità (e non solo, ma il resto viene dopo!).
Ed è ammirevole perchè alla millemillesima data del tour la stanchezza potrebbe avere la meglio. Sì lo so, guadagnano soldi a palate, ma questo per molte persone non è un motivo sufficiente per regalare sorrisi ed emozioni vere.

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Tanta roba
Ovviamente un’attenzione particolare la merita lui, Jon Bon Jovi. Come dicevo prima, pur avendo superato i 50 anni tutta la band si difende bene in termini di energia, ma lui rispetto agli altri sta proprio invecchiando bene. Al punto che il termine “invecchiare” mi sembra inappropriato.
Insomma senza fare troppi giri di parole, è proprio un figo! E per come sono fatta io, dare del figo ad un uomo di 51 anni è proprio strano, eh. Ovvio che non è più il capellone col bel visino da finto cattivo degli anni ’80, ma la maturità anagrafica ha definito i lineamenti aggiungendo addirittura fascino.
L’unico possibile segno di vero invecchiamento che (purtroppo) ho notato è che nei concerti ha perso l’abitudine di allietare qualche ragazza della prima fila come faceva fino a poco tempo fa:

 

Quindi oltre a non aver mandato in estasi una fortunata fan con un bel bacio a stampo e una pacca sul sedere, è stato molto meno piacione. Mi spiace anche che, a differenza di tanti altri concerti, a San Siro non abbia coinvolto nessuno del pubblico facendolo salire sul palco per fare qualcosa insieme a lui. In una data recente di questo tour ha fatto salire un bambino che attraverso un cartello gli aveva chiesto di cantare con lui.

Umanità
E qui abbiamo raggiunto l’apice.
Dovete sapere che il BJCI (Bon Jovi Club Italia), il fan club italiano ufficiale dei Bon Jovi, ha voluto superare sé stesso e le precedenti imprese, organizzando una coreografia direi senza precedenti.
Non oso immaginare il lavoro e il costo che c’è stato dietro questa operazione, ma visto quello che è successo, direi che ne è valsa la pena. Un lavoro di creatività magistrale.
In pratica su ogni seggiolino in quasi tutti i settori era posizionato un foglio di plastica bianco, rosso o azzurro e una copia delle istruzioni.
Alle prime note di “Because we can” prima e “Wanted Dead Or Alive” dopo, tutto il pubblico doveva tenere con due mani sopra la testa questi fogliettini per tutta la durata della canzone. Tutti insieme hanno formato una gigantesca bandiera americana e la scritta “Bon Jovi For Ever”. Contemporaneamente la gente sul prato doveva sventolare una miriade di bandierine italiane e, nel secondo anello, srotolare un lunghissimo striscione commemorativo dei 30 anni di carriera della band.

 

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Quando la coreografia ha preso forma e Jon si è accorto della magia che stava pervadendo San Siro, si è talmente emozionato da sbagliare il secondo attacco della canzone e alla fine si è fermato dal cantare per qualche secondo e poi ha ricominciato daccapo.
A fine canzone non è riuscito a trattenere le lacrime e ha detto che lo abbiamo fatto piangere come una ragazzina.

Ecco i video di quei momenti:

 

Vedere una rockstar di questa portata riuscire ancora a commuoversi per un attestato di stima dei fans, è stata l’emozione più forte di tutto il concerto. Questo suo mostrare il lato umano (assolutamente non finto) lo ha allontanato dall’immagine di star irraggiungibile, per guadagnare una dimensione più terrena, più vicino ai fans, quasi uno di noi!

Alla fine del concerto il primo commento della mia amica è stato: “ma se facessimo una follia? Dai, partiamo e andiamo a vederlo in una delle prossime tappe europee!”, però la dura realtà fatta di lavoro e impegni quotidiani spegne le idee folli. Al massimo avrei potuto andare fuori dal Four Season, ma anche lì, ricordandomi che i 15 anni li ho superati da un pezzo non mi è sembrato il caso.
Piuttosto un’altra idea mi martella prepotentemente la testa: voglio andare in New Jersey da anni. E’ arrivato il momento di farlo. Magari non incontrerò mai Jon, ma voglio andare lì dove è nato il progetto Bon Jovi 30 anni fa.
Spring 2014, NEW JERSEY, I’ll be there for you! (I hope so)

Resta invece senza risposta un dubbio che toglie il sonno: ma i pantaloni animalier di David sono gli stessi degli anni ’80 o è una nuova linea di abbigliamento, magari della casa di moda di Richie Sambora?