I miei post su Facebook sono ormai famosi tra i miei amici.
Non posseggo il dono della sintesi e sinceramente la cosa non mi dispiace.
Mi piace raccontare alcuni episodi delle mie giornate (ovviamente quelli che voglio rendere pubblici) dando loro, spesso e volentieri, il risvolto che più sento vicino: quello ironico.
Mi diverto molto, ma la cosa è anche terapeutica. Mi sfogo e anche gratis!
Ovviamente non manca chi puntualmente non capisce il mio intento, ma non ci posso fare niente.

La mia vacanza a Milazzo mi ha offerto diversi spunti di scrittura che sono diventati una sorta di mini rubrica che ho chiamato:“Analisi sociologica di Milazzo”, per raccontare alcune perle che si riferiscono al modus vivendi locale e le differenze con quello milanese, laddove siano rilevanti.
Che dite, ve li riporto qui? Sì, dai.

Analisi sociologica di Milazzo (parte prima).
Ogni due portoni c’è uno studio legale, alcuni con più professionisti. Neanche a Milano in zona tribunale. Insomma ci sono più avvocati che panettieri. C’è tutta questa richiesta a Milazzo?
E’ un territorio ricco di persone che, per un motivo o per un altro, hanno bisogno di essere difese in tribunale?
L’università di Messina ha chiuso le altre facoltà?
E’ una moda?
Oppure sono tradizioni di famiglia che si ereditano (studi compresi)?

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L’unica pazza del litorale milazzese che sbraitava perché c’era un cane in acqua (e che scandalo!!!) ha avuto la sfiga di piazzarsi vicino a me.
Ha iniziato a fare una paternale contro i cani in spiaggia sparando le solite cazzate sull’igiene, sperando di trovare appoggio… ahahah! Invece ha trovato me, l’amica dei cani per eccellenza! Io che 9/10 volte preferisco loro alle persone.
Dopo due minuti sono partita all’attacco. Me la sono mangiata e mi spiace solo che proprio oggi ho lasciato Joy a casa.
Purtroppo l’Italia é ancora un paese incivile.

Analisi sociologica di Milazzo (parte seconda) 
Mia madre é messinese, ma vive a Milano da 40 anni. E anche i parenti sono al nord da decenni, divisi tra Milano e il Piemonte. Parlano sempre in dialetto tra loro, ma quando parlano in italiano, l’accento di questa parte della Sicilia, l’hanno perso.
Qui a Milazzo quindi, ascolto la gente e ovviamente la capisco quando parla in dialetto.
Mi colpisce però l’accento.
Perché gli uomini parlano in maniera normale mentre le donne, soprattutto quelle più giovani, hanno una cantilena terribile? E spesso, non me ne vogliano, un atteggiamento terribilmente snob. Quello che nell’immaginario comune ci si potrebbe aspettare da una milanese… e invece tutta fuffa!
Come sempre é un’osservazione e non un giudizio…
Al di là della parlata é il caso di ribadire che la “fauna” siciliana é sempre al top.
Ragazzi (maschi e femmine) belli in quantità. Sarà l’aria di mare o l’alimentazione…

Analisi sociologica di Milazzo (parte terza)
“I milazzesi (ma anche i barcellonesi e di altri paesi nei dintorni) e la spiaggia”.
1) Milazzo come Ibiza e Formentera. In spiaggia si va tardi. Per un milanese tardi significa alle 10/11. Qui tardi vuol dire alle 16! E la gente continua ad arrivare fino al tramonto.
Inutile dire che ho perso subito la mia abitudine ad arrivare alle 9:30 e mi sono quasi abituata alle tradizioni locali.
2) I milazzesi in spiaggia stanno in gruppo vicini vicini. Non fa niente se é rimasto solo un quadratino di spazio libero prima di invadere gli sconosciuti a fianco. Il milazzese riesce lo stesso a stendere l’asciugamano che neanche un ingegnere.
3) I milazzesi difficilmente si sdraiano a prendere il sole e basta. Loro si godono il gruppo e parlano, parlano, parlano.
4) Quando sono stufi di parlare in spiaggia o quando hanno caldo, entrano in acqua, sempre rigorosamente in gruppo. Ma non fanno il bagno classico. No… arrivano ad avere l’acqua alla vita, stanno in piedi e… indovinate un po’? Parlano, parlano, parlano.
5) I milazzesi hanno una resistenza fisica unica.
Stanno sotto al sole per ore senza la protezione di un ombrellone. Raramente con dei cappelli. A me verrebbe l’insolazione dopo meno di un’ora.
Inoltre hanno i piedi palmati.
Viste le pietre presenti in questo tratto di litorale, io e molti altri non riusciamo a fare più di un passo senza ciabatte o scarpine da mare. Loro non fanno una piega ed entrano pure in mare a piedi nudi.
Perché questi CAZZO di sassi in spiaggia sono veramente una maledizione.
Forse per compensare il fatto che tutto il resto é bellissimo (mare compreso che nulla ha da invidiare alla Sardegna), una pecca ci voleva.
Analizzando la cosa da un punto di vista religioso dico che Dio, per un motivo che ignoro, ha voluto punire il popolo di buona parte del litorale messinese.
Scusate amici della zona, voi ci siete abituati, ma credetemi che la sabbia é un’altra vita…

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Oggi trasferta a Messina e, già che c’ero, ho comprato un costume in super saldo da Calzedonia.
Mi mancava il giallo per averne (almeno) uno di ogni colore dell’arcobaleno.
Vorrei dire due cose in proposito.
La prima alla commessa.
Ma pezza di cafona, mi hai fatto una faccia di sufficienza mentre ti chiedevo la terza di reggiseno e, non contenta, mi hai pure detto che la seconda per me era più che sufficiente.
Conoscerò meglio di te il mio seno, no? E infatti avevo ragione… la terza é perfetta… sembro piatta, ma in realtà ho solo le tette timide!
La seconda cosa é rivolta ai produttori di costumi e ai visual merchandiser.
La tendenza del momento sono gli slip brasiliani? Bene, ma non può essere l’unica possibilità. Cioé gli slip normali li fanno (pochi), ma li tengono nascosti e devi quasi implorare per farteli tirare fuori.
Intanto quasi nessuna ha il culo così perfetto da potersi permettere un brasiliano (e infatti si vedono in spiaggia certe oscenità… della serie “se mi entra, me lo metto anche se faccio schifo”).
E poi non tutte si sentono a proprio agio con le chiappe al vento.
Per la cronaca, ho tre costumi con lo slip brasiliano perché me li hanno regalati, ma non ho ancora avuto il coraggio di mettermeli.
Il costume con lo slip a perizoma poi, per me non dovrebbe nemmeno esistere… nemmeno per i culi Belen style.

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“Prendiamo la stradina che ha fatto il pullman l’altro giorno, che dal porto é dritta dritta e si arriva prima alla stazione…” disse mia madre…e complimenti! Ci siamo perse nelle campagne di Milazzo, al buio… e io mantengo benissimo la calma…
Io sono una ragazza di città e le zone rurali mi confondono…
Inversione, ritorno in centro a Milazzo e via sulla tangenziale… 5 minuti e taaac arrivati alla stazione.
Metti un milanese dentro un centro abitato o in una tangenziale e arriva ovunque, ma in campagna è tabula rasa, non ha riferimenti e si perde.
Certo che un paio di cartelli in più male non farebbero…