10 anni
sono volati e mi sembra ieri. Anche se mi sento sempre 25enne e il fisico ancora regge, sono cambiate tantissime cose non sono più la stessa persona.
10 anni e tanti lavori cambiati, molti sacrifici, diverse delusioni e qualche soddisfazione, tante persone che si sono date il cambio nella mia vita, una casa nuova, un cane e altro ancora.
10 anni fa ero una ragazza che aveva ancora tanta strada da fare, tante aspettative nei confronti della vita e il vantaggio di non sentire nessun orologio biologico ticchettare in maniera fastidiosa. Anzi, per molte cose potevo prendermi ancora la libertà di dire: “E’ troppo presto, sono troppo giovane!”
10 anni fa la danza faceva parte della mia vita quasi quotidianamente.

10 anni fa, dopo un anno di sofferenze, il 26 Ottobre te ne andavi papà.

Non sono mai stata una molto espansiva quando si tratta di sentimenti, anche se crescendo sono migliorata. Questo però non vuol dire essere anaffettiva, semplicemente ho trattenuto dentro di me buona parte delle mie emozioni e non mi ha fatto un gran bene.

Però nelle nostre mille diversità, in questo eravamo simili e anche se non ricordo nessun Ti Voglio Bene, nè da parte mia, nè da parte tua, a modo nostro ce ne siamo voluto.
Troppe cose sono rimaste in sospeso per colpa del destino che ha voluto strapparti a questa vita decisamente presto, ma io forse ingenuamente sento che tu sei presente, anche se non fisicamente e rivolgermi a te, oltre che a Dio, nei momenti difficili mi è di grande aiuto e sono convinta che mi ascolti davvero da lassù.
Tra le cose rimaste in sospeso c’è quel viaggio a Santo Domingo. Tu non eri molto propenso ad uscire dall’Italia, ma io all’ospedale ti avevo promesso che ci saremmo andati una volta guarito. Ho detto una bugia perché i medici avevano già sentenziato che non c’erano più speranze. Però credimi che quel viaggio lo avremmo fatto davvero se la vita ci avesse dato ancora del tempo. E ti sarebbe piaciuto!
Così come ti sarebbe piaciuta la nostra nuova casa che proprio in questi giorni compie il primo anno con me, la mamma dentro.

E avresti amato alla follia il nostro nano peloso Joy.

Mi sono arrabbiata con te, per tutte le volte che in 25 anni ti ho pregato di smettere di fumare e di iniziare a curare di più l’alimentazione e la salute, ma tu non avevi mai avuto un solo raffreddore in tutta la vita e non pensavi che potesse arrivare all’improvviso la più bestia delle malattie a portarti via nel giro di un anno.
Però mi sono arrabbiata anche con me perché non ho saputo godere al meglio del tempo che ci era stato dato.
E mi sono arrabbiata con la vita che mi ha dato delle cose ovviamente, ma che me ne ha tolte troppe, tu in primis. Odio pensare che tu non conoscerai i figli che forse un giorno avrò e che semmai dovessi sposarmi dovrò cercare qualcuno che mi accompagni al tuo posto, ma non sarà mai la stessa cosa.

Vorrei ricordarmi di te solo come lo spilungone forte che eri: alto, ma con le gambe sottili, i capelli neri foltissimi solo leggermente velati di bianco, con quella pettinatura per cui ti prendevo sempre in giro, con la tua battuta sempre pronta e gli innumerevoli sfottò nei confronti degli amici e quell’inconfondibile accento brindisino che non avevi perso nemmeno dopo oltre quarant’anni a Milano.
Te che quando sono nata ci sei rimasto un po’ male perché volevi un maschio, però poi per certe cose hai avuto il doppio delle attenzioni proprio in virtù del mio essere femmina.
Te che non mi davi mai soddisfazione per i miei pregi o per i miei successi scolastici dicendomi sempre “hai fatto solo il tuo dovere”, però poi quando parlavi con amici e parenti era un tripudio di lodi per me.
Te interista sfegatato che mi hai trasmesso la passione e ora per me tifare Inter è anche tenere fede a te. Anche se allo stadio non mi ci hai mai portato perché forse lo trovavi pericoloso o inadatto per una femmina.
Te che pure sei io avevo già 24 anni mi dicevi che “questa casa non è un albergo” quando mi vedevi uscire quasi tutte le sere per andare a scuola di ballo. Perché tu vedevi solo in me l’assenza di peccato, mentre tutto il mondo lì fuori era fatto da delinquenti.
Te e i tuoi inconfondibili e bellissimi occhi azzurri che cambiavano leggermente gradazione quando cambiava il tempo. La mia dannazione, perché io volevo gli occhi azzurrima così non è stato. La genetica però parla chiaro e anche sei i miei occhi sono castani, nel mio DNA ho una parte dei tuoi occhi azzurri e potrei superare il dramma di non averli io solo se potessi vederli replicati negli occhi dei miei figli, se mai ne avrò.

Invece purtroppo ho anche un ricordo indelebile: l’orrore della malattia e gli ultimi terribili giorni, quando eri ancora cosciente e avevi capito che stavi per andartene. Quando con un filo di voce hai guardato me e la mamma e ci hai detto “come farete adesso?” perché ti preoccupavi di come avremmo fatto senza di te.
E poi quando non riconoscevi più nessuno (neanche la mamma) eccetto me .
Ricordo che poco prima di andartene ti ho stretto la mano, forse la prima volta dopo l’infanzia, io che non sono mai stata una di grandi gesti fisici d’affetto, ma non credo che tu te ne sia accorto.
Vorrei dimenticare questi momenti, ma non ci riesco. Restano dentro di me come una ferita che non guarisce e come la paura che il mio patrimonio genetico da te trasferito possa contenere oltre alle informazioni sul colore degli occhi anche quelle sulla malattia. Perché mentre tu stavi male c’era l’adrenalina a farmi tirare dritto come un treno, correndo ogni giorno all’ospedale e poi dall’ufficio a casa (quando ci sei tornato per gli ultimi giorni), senza comunque perdere un giorno di lavoro, ma poi tutto è crollato e io ora non sono sicura di essere in grado di gestire un’altra malattia. Maledetta ipocondria!

10 anni e il dolore non passa, cambia solo forma e il cervello trova un modo per adattarsi a conviverci.
Ma non devi preoccuparti per me, devi solo infondermi sicurezza e proteggermi da lassù. Cosa che ti chiedo in silenzio ogni volta che vengo a trovarti al cimitero. E se non vengo spesso, oltre al fatto che ora abito più lontano, è perché stare lì dentro, anche per poco tempo mi fa stare male.

Love you and miss you dad.